Attore, pittore, mimo, produttore, musicista e cantante che dalla fine degli anni sessanta ha intrapreso una carriera abbracciando diversi generi musicali: dal primo folk psichedelico al glam, dal rock alla disco e all’elettronica.
Il termine giusto per definire David Robert Jones è “artista globale”. Personaggio fra i più amati, ma anche fra i più odiati, in oltre 40 anni di carriera, ha sperimentato e unito tante nuove forme artistiche da essere definito innovatore del rock.
Nasce nel sobborgo londinese di Brixton nel 1947 e, durante la sua infanzia ed adolescenza, rispecchia la tipica immagine del ragazzino inquieto appartenente alla middle-class.
Nel 1959 riceve in regalo un sax, strumento che suona nelle prime band giovanili di cui fa parte. Forma poi i King Bees, dove canta, con i quali perde l’occasione di apparire in tv rifiutando di tagliarsi i capelli.
Per non essere confuso con il David Jones dei Monkees, decide di cambiare nome in David Bowie.
Incontra Ken Pitt, il suo primo manager, che gli procura un contratto con la Dreams, per cui incide e pubblica il suo omonimo primo album, passato inosservato poiché la casa discografica dedica ogni sua attenzione al più promettente Cat Stevens.
Ma questa prima produzione non è di certo all’altezza dei capolavori di David Bowie. Fra le tracce si avvertono influenze folk-psichedeliche, in parte abbandonate negli anni avvenire.
Nel 1968 incontra Lindsay Kamp, che gli insegna i misteri del balletto del mimo. Successivamente Bowie dirà: “Diventare un allievo di Lindsay Kemp è stato fondamentale; da lui ho imparato il linguaggio del corpo; ho imparato a controllare ogni gesto, a caricare di intensità drammatica ogni movimento; ho imparato insomma a stare su un palco”.
Il 1969 è l’anno in cui David Bowie per la prima volta ha la possibilità di farsi conoscere a livello internazionale. Scrive e produce Space Oddity, ispirata a “Odissea Nello Spazio” di Kubrik, che darà poi il nome all’album, anch’esso poco importante all’interno dell’intera produzione dell’artista, in cui verrà inserita.
La pubblicazione avviene dieci giorni prima dell’allunaggio americano e ogni trasmissione usa come sigla proprio Space Oddity. Il brano è inoltre considerato come la prima ballata spaziale della storia, nonché l’inizio della saga di Major Tom, astronauta immaginario citato dall’autore anche in un’altra canzone.
Durante la stessa estate viene fondata la Backenham Arts Lab, una comunità per giovani artisti underground, dove si formano gli Hype, il cui cantante, David Bowie, intraprende la via che lo porterà al successo mondiale: un rock sensuale, ambiguo, duro e decadente al tempo stesso, il Glam.
Qui, incontra anche Tony Visconti, suo nuovo manager, e il chitarrista Mick Ronson.
Nel marzo del ’70, Bowie sposa Angela Barnett e in un’intervista dirà: “l’ho conosciuta perché stavamo con lo stesso ragazzo”.
Con le sue dichiarazioni, l’artista riesce a far parlare di se. Contribuisce anche la pubblicazione di The Man Who Sold The World, la cui copertina lo ritrae in abiti femminili, languidamente sdraiato su un divano e con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle. È, questo, l’album che inaugura la stagione positiva di Bowie, amche se, il capolavoro degli anni ’70 è Hunky Dory, con cui conquista pubblico e critica.
Nel 1972 nasce un nuovo personaggio, Ziggy Stardust, alter-ego di Bowie e protagonista del concept album The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars.
Il disco narra appunto le gesta, in bilico tra l’erotismo e la fantascienza, di Ziggy, alieno androgino dalla chioma arancione.
Bowie diventa finalmente famoso a livello mondiale, grazie anche al successivo Aladdin Sane (da leggere però “A Lad Insane”, cioè “Un Ragazzo Pazzo”), e produce due fra gli album più importanti dela storia del rock, Transformer di Lou Reed e Raw Power di Iggy Pop.
Ma con “Aladdin Sane”, Bowie celebra anche la fine del suo glam: alla fine del tour promozionale dell’album infatti, fa “morire” Ziggy sul palco.
Con questo gesto viene alla luce la filosofia dell’artista, caratterizzata da cambiamenti continui, finalizzati ad attirare tutta l’attenzione su di se.
Con Diamond Dogs, da inserire in un periodo di crisi artistica, Bowie propone un tema horror-fantascientifico, ispirandosi a Ragazzi Selvaggi di William Burroughs ed a 1984 di George Orwell.
La nuova metamorfosi, nel 1975, avviene nel sound. Young Americans, permeato di r&b, soul e disco, è il frutto della collaborazione con John Lennon.
Lo stesso anno Bowie recita la parte del protagonista nel film L’uomo che cadde sulla terra e nel 1976 pubblica Station To Station, caratterizzato da atmosfere cupe da cui traspare lo stato d’animo dell’artista, angosciato dal futuro. Col suo lavoro l’artista si trasforma in quello che sarà il suo nuovo personaggio per quasi vent’anni: il Duca Bianco.
Ero stufo di fare il ‘pagliaccio’ negli USA, avevo bisogno di un nuovo linguaggio per la mia nuova vita”. Con queste parole David Bowie spiega la sua decisione di trasferirsi nella romantica Berlino.
Qui incide insieme al suo amico e musicista Brian Eno (grande esponente della musica elettronica e fondatore dell’ambient) la cosiddetta “trilogia berlinese”, composta da Low, Heroes e Lodger.
Sono album particolarmente introspettivi e “avanguardistici”, caratterizzati da forti atmosfere, create dai sintetizzatori di Eno, e dalla potente voce di Bowie, che sancisce il ritrovato equilibrio e la sua rinascita artistica.
Rinascita confermata dall’ottimo Scary Monsters, che contiene Ashes To Ashes, reprise della saga di Major Tom, che riceve il premio per il miglior videoclip.
Negli anni successivi a questa pubblicazione, David Bowie si dedica al cinema e al teatro.
Gli viene offerta la parte del protagonista della rappresentazione teatrale di Elephant Man, partecipa al film Cristiane F., di cui firma la colonna sonora, e gira il suo terzo film, The Hunger.
Pubblica inoltre il singolo Under Pressure, scritto insieme ai Queen, e Let’s Dance, album che in tutta la sua carriera avrà il maggior successo commerciale.
Nel 1984 esce Tonight e nell’anno successivo Dancing In The Street, nel quale canta con Mick Jagger, scritto in occasione del Live Aid.
Inizia quindi un periodo, fatto di flop (Never Let Me Down) e stentate risascite (Black Tie White Noise), durante il quale Bowie avvia un progetto hard rock, i Tin Machine, da cui frutteranno due album.
L’ultimo lavoro è Reality, che non inverte la rotta di quell’ormai inevitabile decadenza artistica dell’autore.
Con i suoi cambiamenti, le sue sperimentazione e le sue ambiguità, Bowie è anche la prova definitiva che la critica rock è una scienza inesatta. Difficile da accettare, è stato fortemente criticato per le sue dichiarazioni e per il suo atteggiament
o di primadonna.
È comunque innegabile, e pochi sono i contrari, che David Bowie sia stato innovatore e precursore della musica e dell’arte, intesa in modo globale.
Ecco l’artista brittannico nelle vesti del suo alter-ego Ziggy Stardust
 

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