Meglio conosciuto in Italia come Le Iene, Reservoir Dogs è il primo lungometraggio diretto da Quentin Tarantino. Secondo episodio della cosiddetta trilogia pulp, è considerato anche il primo grande capolavoro del regista e attore.
È un film che, pur non trovando molti consensi, anzi suscitando critiche, nel periodo successivo alla pubblicazione, stupì il pubblico e venne subito additato dalla critica come rivoluzionario.
Inoltre Tarantino venne anche accusato di plagio per l’evidente somiglianza con City Of Fire, caposaldo del cinema di Hong Kong. Critiche alle quali rispose dicendo: “I grandi artisti non copiano, rubano”.
Girano molte curiosità intorno alla produzione del film e una di queste riguarda un budget utilizzato, particolarmente basso, che implicò l’utilizzo di vestiti, nonché di un’automobile, degli stessi attori.
Conseguenza del poco denaro a disposizione è anche la principale ambientazione del film: un capannone, che nella realtà era un deposito funebre in costruzione.
La trama, piuttosto semplice e lineare, è incentrata su una rapina e in particolare sul suo seguito.
Joe Cabot e suo figlio Eddie “il bello”, radunano sei killer professionisti per rapinare un grossista di diamanti. Ad ogni “iena” viene assegnato un nome fittizio per motivi di sicurezza. Fra i partecipanti vi sono due vecchie conoscenze di Joe: Mr. White (Harvey Keitel) e Mr. Blonde (Michel Madsen).
Gli altri personaggi sono il simpatico Mr. Pink (Steve Buscami), Mr. Orange (Tim Roth), Mr. Brown (interpretato dallo stesso stesso regista Quentin Tarantino) e il misterioso Mr. Blue (Edward Bunker).
Il colpo si rivela un fallimento, nonché una strage. Sia Brown che Blue vengono uccisi, mentre Orange viene gravemente ferito da una donna nel tentativo di rubarle la macchina per scappare dalla polizia.
Giunti al punto di ritrovo, il capannone, White e Pink cercano di ricostruire ciò che era accaduto durante la tentata rapina, intuendo la presenza di un infiltrato all’interno del gruppo.
Arrivano al magazzino anche Blonde e Eddie, il quale decide di andare a recuperare il bottino e cercare un dottore per Orange.
Lasciato solo per sorvegliare il ferito e un poliziotto rapito durante il colpo, Blonde, rivela il suo sadismo, attraverso la famosa scena del taglio dell’orecchio, nella quale il poliziotto viene sfregiato in viso sulle note di Stuck In The Middle With You degli Stealers Wheel.
Ma nel momento in cui Blonde sta per mettere fine alla vita del povero ostaggio, viene ucciso da Orange, che si rivela essere l’infiltrato.
Al ritorno degli altri personaggi al capannone insieme a Joe, si assiste al cosiddetto Mexican Standoff, cioè una scena nella quale tre o più persone si puntano delle armi a vicenda.
La storia si conclude con la morte di tutti i protagonisti meno che di Pink, che fugge indisturbato con i diamanti.
L’intero film da prova del genio indiscusso di Tarantino che confermerà la sua bravura con il terzo episodio della trilogia, Pulp Fiction.
Il regista da dimostrazione delle sue grandi doti riuscendo a rendere avvincente e originale dal primo all’ultimo minuto una trama anche banale. Ciò è permesso dalle numerose tecniche cinematografiche usate dal regista e dalla scelta di non mettere in scena la rapina, ma raccontarla attraverso gli occhi di ogni personaggio, tracciando così dei perfetti profili psicologici.
Da segnalare quindi, anche la buona interpretazione di Michael Madsen, preferito a Samuel L. Jackson da Tarantino.
È questo, secondo me, uno di quei film che non si possono non vedere.