Stefano Benni

Stefano Benni… Che cosa dire di lui? Come fare a ridurre in un trattato l’immensa arte,satira e poetica di cui i suoi libri sono interamente pervasi? Come fare ad inglobare in poche pagine il suo illuminato pensiero? Come fare a recintare nella gabbia costituita dalle parole scritte la sua incontenibile invettiva? Impresa ardua,forse impossibile. Mi limiterò quindi,in questo saggio,nel dare a voi,lettori sempre annoiati,un’idea ben precisa del lavoro svolto in questo ventennio,così intriso di cambiamenti politici e sociali,dal più geniale e delirante degli scrittori contemporanei; cercando di fare trasparire almeno una piccola percentuale della malinconia,del disagio,dell’amore,dell’impossibilità di amare,del ridere e dell’incontenibile tristezza e voglia di comunicare di cui scrive;e per cui,da sempre scrive.
Stefano Benni ,ben pochi lo sanno,nasce come poeta e non come scrittore. Quella particolare voglia arrivò dopo, quando si rese conto che i paletti imposti dalla normale brevità della poesia lo innorvosivano e sopratutto limitavano il suo genio. Esse,anche essendo state pochè,nonchè quasi del tutto dimenticate rimangono comunque delle perle di rara sensibilità ed ironia. Come lettera dal manicomio di Reggio,dove descrive la disumana condizione del suo amico Franco,rinchiuso in un aberrante manicomio,;nella quale scrive “lo so che nessuno ti ascolta di notte nei corridoi grandi come strade, ore giorni settimane senza un vero pensiero solo un buco nero in cui marcisce l’anima. Ti saluto e spero che tu venga a trovarmi Franco.”. Oppure la ben più ironica e provocatoria “al fumo” nella quale si susseguono parole del tipo:”Pakistano maledetto fammi tornare a case nel mio letto,Nepalese sii cortese devo andare,non mi suonare…” e ancora la sublime ti amo liù il cui contenuto tremendamente divertento ma fin troppo blasfemo costò al professore la prima vergognosa querela.

Benni Stefano

Nel 1983 dopo aver conseguito la sua seconda laurea,questa volta in fisica,(la prima fu in lettere moderne) troncò definitivamente con la poesia e contattò la casa editrice feltrinelli(con la quale aveva già pubblicato primo o poi l’amore arriva;la sua prima raccolta) e chiese di poter pubblicare un libro che aveva da tanti anni nel fantomatico cassetto,e cioè lo splendido ma non privo di difetti “Terra”. Il grande capolavoro arrivò,invece,3 anni dopo precisamente nel 1986. Verrà intitolato comici spaventati guerrieri. Ed in questo caso,cari lettori,posso affermare senza remore alcuna che ci troviamo di fronte ad uno dei libri più belli degli ultimi 40 anni. Esso è difatti una vera e propria recherche metropolitana che si dilata coralmente come fosse un blues ritmando spostamenti e appostamenti,separazioni e incontri,agguati e fughe,colpi di kung-fu e aikido e spari,amori e odii incontenibili,affetti struggenti ed amicizie improvvise,dialoghi e deliranti monologhi,visioni,speranze e sogni. Tutta questa sublime accozzaglia viene perfettamente mescolata da Benni che con sovrumana abilità da alchimista scrive ed emoziona come soltanto pochi eletti sanno fare. Scrive di città divise,in cui la sconvolgente distanza e divario tra la periferia ed il centro cresce in modo direttamente proporzionali. Scrive un romanzo in cui il riso ricade sul cinismo,nel quale la corruzione diviene squallida e dorata e le emozioni,dei distillati da acquistare giornalmente al super-market. Un libro in cui le perverse e spesso ilari situazioni tragicomiche giornaliere sfiorano il sublime e la satira si trasforma in un’emblema dorato indice di una libertà finalmente totale e senza limitazioni;un romanzo nel quale le modulazioni poetiche e spesso musicali elevano il tutto ad un livello irragiungibile,forse anche dallo stesso Benni. Ricordo ancora che quando lo lessi,due anni fa,rimasi sorpreso nello scoprire come fosse possibile trattare il comico,l’ironico in un modo così differente dai classici schemi. Mi chiesi come fosse possibile descrivere così bene paesaggi ed anime e mi chiesi come potesse essere in grado,Benni,di denunciare ogni aberrazione senza mai sfociare nel banale,senza mai andare a parare nella più deprimente ed inflazionata quotidianità.

Benni

Altro memorabile romanzo è certamente la compagnia dei celestini il quale valse a Benni premi internazionali e denunce piovute da ogni dove. Esso è caratterizzato da tre aspetti secondo me pregnanti. L’eterno dualismo tra il bene ed il male,la velata denuncia alla pedofilia ed alle mille ipocrisie e falsità presenti all’interno della chiesa ed infine il più importante di tutti: il tema dei bambini come unica salvezza e redenzione per un mondo oramai decadente ed inesorabilmente orientato verso il più tragico ed imminente degli sfaceli. In tale romanzo si muovono personaggi indimenticabili e spesso tremendamente reali. Come per esempio don Biffero il prete che di tanto viene posseduto dal diavolo e costretto a sodomizzare bambini e donne,il meccanico finezza,il professore di biologia marina Eraclitus,i tre orfani,protagonisti del romanzo,Memorino,Lucifero e Alì e sopratutto l’egoarca Mussolardi,l’uomo più ricco e fetente della città che in alcuni attegiamenti e nel,continuamente,ripetuto “mi consenta” ricorda uno dei più importanti fautori del degradante processo di anti-liberalismo attuato in questi tragici anni. Inoltre continuando a discutere di personaggi splendidamente caratterizzati non si può non citare Achille,indimenticabile protagonista dello struggente nonchè inquietante libro Achille piè veloce. Affetto da una rara ed inguaribile forma di distrofia muscolare,Achille è un ragazzo deforme,straordinariamente colto e intelligente,curioso e stranamente impudico. Un giorno invia una lettera ad Ulisse,giovane scrittore ed impiegato in una piccola casa editrice,nella quale chiede un incontro. Unica motivazione il flebile collegamento tra i loro due inconsueti nomi,entrambi omerici. Ulisse ci sta e recandosi a casa di Achille,cosciente della malattia dalla quale era affetto il ragazzo,viene comunque spiazzato dalla stranezza di quell’incontro. Esso,difatti,si svolge in una camera totalmente in penombra,e sopratutto,particolare ancor più strano,la conversazione avviene tra due computer. Infatti Achille nonostante la sua triste ed inesorabile situazione congenita alla quale dovrebbe essere oramai rassegnato trascende ogni stereotipo e conserva ancora,nonostante tutto, un po di vanità evitando di fare scorgere al suo interlocutore il suo volto abnorme e di fargli udire la rochezza quasi disumana della sua voce. I dialoghi tra i due,anche se privi della forma orale, sono comunque uno dei più alti picchi che la poetica di Benni abbia mai raggiunto:totalmente privi di reticenze e pudicizie,di ipocrisie e moralismi,di segreti e compassionevoli frasi di circostanza. A questa ambiziosa ed inusuale struttura narrativa Stefano Benni intervalla capitoli durante i quali si lascia andare alla più sfrenata e rabbiosa satira tramite la quale,ancora una volta,dipinge con colori e sfumature ambiziose un mondo tetro,sempre più allo sfascio e sopratutto;totalmente privo della pietà e del disincanto che uniti in un utopico binomio,potrebbero permettere agli uomini di risalire,seppur lentamente,da un abisso oramai troppo profondo,nel quale spesso non giunge neppure il più luminoso e puro dei riverberi. Infine,vorrei concludere codesto trattato sullo stile e le tematiche spendendo qualche necessaria parola sul linguaggio utilizzato dall’incommensurabile scrittore bolognese. Egli difatti ha lo straordinario merito,come Borges prima di lui,di aver creato un lessico inedito nel quale ogni parola svolge un ruolo ben preciso e nel quale la meravigliosa musicalità che pervade ogni frase è dovuta alla raffinata arte,che oramai lo scrittore padroneggia in ogni sua sfumatura,di miscelare termini appartenenti ai più svariati ambiti. Benni difatti intervalla parole arcaiche ad altre popolari,termini scientifici ad altri esageratamente colti,citazioni latine ad aggettivi inventati da lui. Ogni pagina ha un odore ed una cadenza differente nei romanzi di benni. Ogni storia ricorda una sinfonia differente,ogni personaggio ,ogni singola battuta e descrizione corrispondono ad uno strumento d’epoca che sommati danno come risultato una magica e personale orchestra,pronta a suonare per noi ogni qual volta rileggiamo uno dei tanti capolavori che secondo me, hanno il merito di aver rinvigorito e rinnovato un genere oramai statico nella sua indiscutibilità e sopratutto di averci regalato personaggi,commedie, tragedie, risate e pensieri veramente impossibili da dimenticare.