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Appena scaricato gratuitamente il nuovo album dei Baustelle, Amen, da Downlovers, mi accingo ad ascoltarlo.
Le prime due tracce non compaiono nella tracklist, sono delle ghost track, proprio quelle ghost track che, negli album “normali” di band “normali”, vengono inserite alla fine degli altri pezzi.
L’esordio dell’album è composto da circa un minuto di pianoforte, seguito subito da un pezzo che, dalle prime note, risulta travolgente, Spaghetti Western: un omaggio al cinema e, in particolare, a quello di Sergio Leone. Il ritmo incalzante, richiama quasi la corsa dei cavalli e i continui scontri a fuoco fra i personaggi dei film.
Si chiude quindi una prima parte del lavoro, che riprende con la prima traccia vera e propria, un altro pezzo di pianoforte, che introduce Colombo, un testo sulla famosa serie televisiva.
Charlie fa surf è la terza canzone dell’album, nonché il primo singolo, in rotazione radiofonica già dall’11 gennaio. Il testo è come una sintesi del senso dell’album intero: una sorta disagio, provato dall’autore Francesco Bianconi, nei confronti della società di oggi. Charlie è il tipico adolescente di questo periodo, che vuole morire a 15 anni, suona la chitarra e si fa di Ecstasy per sentirsi ribelle, ma è solamente inquadrato in un “anticonformismo di massa”, ossimoro che Bianconi usa per descrivere una sorta di “commercializzazione” di quei sentimenti che, decenni fa, erano il simbolo di una generazione dissidente, una generazione nuova che, al contrario di Charlie, andava contro ciò che imponevano gli status-symbol.
Il disco continua con tre fra i pezzi più significativi di tutto il lavoro: Il liberismo ha i giorni contati, L’aeroplano e Baudelaire.
Il primo, che dagli arrangiamenti risulta seguire lo stile della canzone precedente, parte con una straordinaria interpretazione di Rachele Bastreghi, per poi proseguire con un testo di delusione sulla politica dei nostri giorni, una delusione che riprende nel brano successivo.
Baudelaire è, invece, un inno al non-suicidio, una vera e propria lista di artisti maledetti. Bianconi dice: “Gli artisti presenti nel brano vengono ricordati per il loro slancio verso l’assoluto: non bisogna scrivere tutti poesie, ma vivere la propria vita come fosse una poesia”.
I Baustelle si confermano una fra le band più originali e innovative del panorama musicale italiano. Ma per la loro capacità di proporre sempre testi molto significativi, bisognerebbe analizzare attentamente ogni traccia dell’album.
Per la seconda parte del loro ultimo ottimo lavoro, mi limito quindi a citare le canzoni che più, secondo la mia opinione, sono da ricordare.
Premettendo che l’album scorre piacevolmente dalle prime note alle ultime, spiccano, fra le canzoni, Antropophagus, che dall’interpretazione ricorda una tipica canzone di Franco Battiato, Alfredo, un poesia vera e propria che ha come protagonista Alfredino Rampi, il bambino scivolato e morto dentro un pozzo nel 1981, e L’uomo del secolo, ancora un testo che esprime la delusione per una società che, il cantante del gruppo, non capisce più.
Altro, fondamentale, tema dell’album, è quello più spirituale che, dice Bianconi, lo ossessiona. Già dal titolo si intuisce lo stampo di ogni canzone che, a loro modo, propongono tutte un’idea di Dio.

Il mio ascolto è finito, ma voglio ricominciare. Non se ne può fare a meno, Amen è un album che coinvolge subito l’ascoltatore. Pur seguendo l’onda del lavoro precedente, La Malavita, il disco è più eterogeneo, più spontaneo. I testi non hanno un filo logico studiato, ma gli arrangiamenti sono curati alla perfezione. Il sound dei Baustelle è l’unione di un indie d’oltreoceano e tipiche influenze punk e pop, con uno sfondo sinfonico. Questo fa di loro una band unica in Italia, che, piano piano, sta conquistando il suo spazio nella scena musicale del nostro paese.