Ancora una mossa della finanza araba nello scenario internazionale. E’ stata la volta di Dubai International Capital, che ha comprato una quota di entità imprecisa nella giapponese Sony Corporation. La quota è probabilmente inferiore al 5%, altrimenti sarebbe stata dichiarata dalle autorità di Borsa di Tokyo, ma l’investimento potrebbe aggirarsi intorno ai 2,5 miliardi di dollari. L’operazione arriva giusto una settimana dopo l’acquisto da 625 milioni di dollari dell’8,1% della società americana di microchip da parte del governo di Abu Dhabi.

Abu Dhabi

I santuari della finanza e dell’industria occidentali vacillano, la finanza araba compra a prezzi di saldo e amplia la sua sfera di influenza. Dopo l’ingresso del fondo sovrano dei Dubai nel primo gruppo mondiale di elettronica di consumo, la nippo-americana SONY, ecco che Abu Dhabi Investment Authority (Adia) entra nel capitale di Citigroup con un esbroso di 7,5 miliardi di dollari. Vediamo in Citi, ha commentato il direttore generale di Adia, lo sceicco Ahmed bin Zayed Al Nahayan, una società con alta reputazione, un brand di prima classe ed eccellenti oportunità di crescita. Questo investimento riflette la nostra fiducia nella potenzialità per Citi di creare valore per gli azionisti. L’accordo del fondo dell’emirato con il colosso del credito americano prevede il rilevamento “equity unit” convertibili in azioni ordinarie. A dare l’annuncio è stata Citigroup, alle prese con un programma di prosciugamento dei costi che ha previsto, tra l’altro, il taglio di 45 mila posti di lavoro, il 15% del totale. Il primo gruppo di servizi finanziari del mondo e banca numero uno per capitalizzazione fronteggia la non semplice sfida di risanare il bilancio senza mettersi a dieta di dividendo. Non possono che fare comodo, quindi, i denari dei petrolieri del Golfo, già presenti nell’azionariato con nomi altisonanti come quello del principe Al Walid, membro della famiglia reale saudita, uomo più ricco del suo paese, del mondo arabo e tredicesimo uomo più ricco del mondo secondo la rivista americana Forbes con un patrimonio di 20,3 miliardi di dollari americani.

Citigroup

Questo investimento, ha commentato comunque soddisfatto il ceo Win Bischoff, consente a Citigroup di accedere al capitale in maniere efficiente allo scopo di perseguire favorevoli opportunità di crescita. Per adesso i petrodollari piovono a titolo di pura operazione di portafoglio e non avranno conseguenze sulle strategie della banca, che di recente, “colpita dalla crisi dei mutui subprime”, ha operato un cambio al vertice licenziando l’amministratore delegato Chuck Prince dopo la “scoperta” di perdite per 11 miliardi di dollari legate a mutui immobiliari. Abu Dhabi Investment si è impegnata a non detenere oltre il 4,9% di Citigroup. Inoltre non avrà speciali diritti di voto e non parteciperà al management o alla governance di Citi, e non avrà neanche il diritto di designare alcun rappresentante nel board. Abu Dhabi Investmwent riceverà opzioni che saranno convertibili in azioni Citigroup al prezzo di 37,24 dollari per azione tra il marzo del 2010 e settembre 2011. Oggi un azione Citigroup vale 30,70 dollari.