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Dal romanzo di McCarthy, il ritratto di un’America senza più miti, soffocata dalla violenza. Uno sceriffo combatte le forze del male nella follia della violenza nell’America dei Coen.

Tommy Lee Jones

Il film, presentato lo scorso maggio al Festival di Cannes dove non vinse nessun premio, si apre con la voce fuori campo dello sceriffo Bell, interpretato da Tommy Lee Jones, che introduce il tema di fondo del film: l’irrimediabile perdita di valori di un mondo che non riconosce più il rispetto, la solidarietà e l’onestà, e ha lasciato il campo alla violenza, alla sopraffazione e all’avidità. Quest’ultima è la caratteristica che ha spinto il saldatore texano Llewelyn Moss, interpretato da Josh Brolin, a impadronirsi di una valigia con due milioni di dollari, trovata andando a caccia nel deserto, dove due bande di spacciatori di droga si sono eliminate a vicenda. Ma per essere un furto così consistente, Llewelyn commette troppi errori e soprattutto non si accorge che nella valigia c’è un congegno elettronico che lo farà trovare da un killer spietato, Anton Chigurh, interpretato da Javier Bardem. Il ladro scappa, dirigendosi verso il vicino Messico, il killer lo insegue, seminando cadaveri sul suo cammino e lo sceriffo cerca di mettersi sulle loro traccie. Particolare importanza ha il paesaggio texano, colto dal direttore della fotografia Roger Deakins nei suoi rari momenti di fascino, ripreso nell’immobilità del giorno, inospitale e spettatore di fronte a un dramma che ha perso ogni senso.

Josh Brolin

Un film che sembra apparentemente di genere ma che si delinea come un moderno romanzo americano. Forse l’unica pecca di questo film sono le numerose riflessioni personali dello sceriffo, che risuonano come una specie di imperativo categorico della morale, o per meglio dire una lezione di morale magari giustificata, ma sicuramente intrusiva.