donna

Le diversità biologiche e psicologiche fra l’uomo e la donna ne hanno deciso il ruolo e la posizione nella storia.
Al genere femminile la natura ha assegnato l’incarico fondamentale della riproduzione, e per consentirle di svolgerlo nel miglior modo le ha dato solitamente un carattere dolce e affettuoso.
Al maschio, più forte e aggressivo, è toccato il compito di procurarsi il cibo e difendere la famiglia in caso di bisogno, divenendo così, cacciatore e guerriero.
Queste distinzioni hanno avuto conseguenze enormi nella determinazione dei rapporti fra i due, infatti l’uomo, essendo più forte, ha imposto il suo potere relegando la compagna in una posizione sottomessa e marginale.
Studiando la storia, si può constatare che fin dall’antichità la donna era sottomessa all’uomo e ho la netta sensazione che l’umanità debba tutto, o quasi, agli uomini: filosofi, scienziati, artisti, esploratori, sovrani sono nella stragrande maggioranza di sesso maschile
Però, anche se i ruoli di maggior impegno intellettuale sono stati ricoperti dall’uomo, non significa che egli possieda un’intelligenza più acuta.
Questo stato di cose, che si è tramandato per secoli e millenni, ha riguardato praticamente tutte le società e le civiltà.
Ad esempio, quando in Europa l’istruzione cominciò a diffondersi grazie alle aperture delle scuole, la formazione femminile fu in genere più breve, visto che le famiglie preferivano tenere a casa le ragazze per affidar loro l’esecuzione dei lavori domestici e la cura dei fratelli più piccoli.
Questa inferiorità culturale si traduceva poi, in inferiorità sociale e politica, sicché le donne furono escluse dal diritto di voto e da qualsiasi altro ruolo.
Quando le donne dovettero cercare lavoro nella fiorente industria, si trovarono in una situazione disastrosa, i salari, infatti, erano molto inferiori rispetto a quelli degli uomini, perché si riteneva che la minor forza fisica si traducesse in minor rendimento.
Questo stato di cose perdurò per tutto l’Ottocento, ma alla fine del secolo si fecero sempre più frequenti e pesanti le proteste femminili, che, col passare del tempo hanno ottenuto molti risultati: non solo il diritto di voto e la parità salariale, ma anche il riconoscimento della completa uguaglianza politica e sociale tra l’uomo e la donna.

diritti della donna

A partire dalla fine degli anni Sessanta la condizione femminile mutò radicalmente nei Paesi toccati dalla contestazione studentesca.
Una delle consegue più importanti di questo periodo fu la nascita del cosiddetto femminismo, ossia che alcuni gruppi femminili insorgevano contro quella che ritenevano una mostruosa discriminazione, giungendo, nei casi più estremi, a formare gruppi di sole donne, a coniare slogan antimaschilisti e a mortificare la loro avvenenza mediante un abbigliamento per nulla femminile.
La lotta delle femministe, combattuta su più fronti, portò al conseguimento di numerevoli risultati nel diritto di famiglia, in campo sindacale e soprattutto pose il problema di una possibile legalizzazione dell’aborto, che le femministe interpretano come una legittima facoltà della donna di decidere della propria maternità.
In Europa, grazie a tutte le lotte svolte, la questione femminile appare in via di lenta ma sicura soluzione.
Però, se volgiamo lo sguardo verso l’ Occidente, la situazione appare invece assai più grave.
Infatti, le donne, che svolgono i due terzi del lavoro mondiale, guadagnano appena il 5% del reddito totale e possiedono meno dell’ 1% delle proprietà.
In Africa circa il 75% del lavoro agricolo è svolto dalle donne, che si occupano anche del commercio .
Nel complesso la donna lavora assai più dell’uomo, ma in cambio viene esclusa dalla proprietà e dal potere.
Questo stato di inferiorità è dovuto a consuetudini antiche, che talvolta traggono fondamento dalla religione.
Nel mondo musulmano, ad esempio, le discriminazioni nei confronti delle donne non sono rare.
Il corpo della donna viene sottratto alla vista e avvolto in lunghi e ampi abiti, mentre il viso è nascosto dal burqua.
Nei Paesi musulmani vige la poligamia, ossia che un uomo può avere più di una moglie, e il marito è capo assoluto della famiglia.
In questi stati islamici, le donne non possono camminare da sole per le strade, non possono frequentare una scuola e neppure avere un lavoro e incredibilmente, non possono farsi curare negli ospedali pubblici, perché si è convinti che il corpo femminile sia fonte di corruzione e che quindi nessuno, salvo i familiari, possa vederlo.
In alcune nazioni minacciate da un’eccessiva crescita demografica i governi hanno dato vita alla pratica del cosiddetto “aborto selettivo”, ossia che ogni famiglia che ricorre all’aborto, riceve degli incentivi dallo Stato.
E pensare che la riduzione della crescita demografica potrebbe essere ottenuta con interventi volti a proteggere e non a discriminare le donne!
Le statistiche ci informano infatti che laddove il livello di istruzione femminile è più alto, il numero delle nascite è inferiore, a dimostrazione del fatto che il problema è soprattutto culturale.

Il valore dell’8 Marzo

8 Marzo

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull’argomento, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna.