Oggi, venerdì 28 marzo, forse è il giorno più importate per il mercato musicale italiano. La pirateria può poco contro Vasco Rossi. E infatti, con grande probabilità, domani, le scorte di CD di molti rivenditori, finiranno.
E devo dire che stavolta, il rocker di Zocca, il successo se lo merita.
Già con l'”assaggio” del primo singolo, le speranze dei fans di ascoltare un buon album, erano aumentate. Oggi riceveranno una felice conferma.
Che i disillusi da Vasco e di delusi dagli ultimi due album, decisamente pessimi, vadano ad acquistare Il Mondo Che Vorrei, un disco che segna, si spera, la rinascita di un artista che in molti credevano finito addirittura già dai primi anni ’90.
Non siamo ai livelli di C’è Chi Dice No, ma se dovessi dargli un voto, gli darei un 7-. Il 7 per la sorpresa: avere un buon lavoro che già, in parte, ricordo a memoria e che presenta dei brani adatti ad un’interpretazione live, non è da poco. Il “meno” per le canzoni peggiori, che non rendono il lavoro bello nella sua totalità.
Ma passiamo all’analisi di ogni pezzo.
Il Mondo Che Vorrei è già stata esaminata qualche post fa: ottima partenza, canzone significativa e fra le migliori di tutto l’album.
Il disco prosegue con Vieni Qui. Inizio ad ascoltarla e la reputo banale, anzi mi ricorda le atmosfere di Buoni o Cattivi per la musica e per il testo, ma si riprende col refrain dopo le due prime strofe, e con un buon assolo firmato Tim Pierce.
Si continua con la chitarra di Slash, che introduce Gioca con Me, erede molto probabile di Cosa Vuoi da Me come intro dei prossimi concerti di Vasco. Ci aspettavamo sicuramente di più dalla collaborazione con lo storico chitarrista dei Guns’n’Roses, comunque, ci sarà da divertirsi durante gli spettacoli live.
Si passa quindi alla canzone secondo me più bella di tutto l’album. E Adesso che Tocca a Me, quasi una continuazione di Il Mondo Che Vorrei, presenta anch’essa un testo (scritto con la collaborazione di Gaetano Curreri) in cui Vasco si confessa, confessa il suo pessimismo e il suo essere ormai disilluso su come vanno le cose nel mondo. Bello l’arrangiamento, simile a quello della title-track, che dalla prime strofe calme, passando da un primo refrain dominato dal flanger, sfocia in un accompagnamento di chitarra.
Fra le migliori dell’album c’è anche Dimmelo Te: testo in pieno “stile Vasco”, dal bel refrain rock alternato con le strofe, quasi parlate, che dopo la prima, vengono scandite dal ritmo della batteria di Vinnie Colaiuta, presente in ben sette brani su dodici.
Si continua con il rock di Cosa Importa a Me, brano suonato dai Magnetico, una rock band di Los Angeles, dalla linea vocale molto veloce, ma dal testo più che altro banale.
Il disco comincia a peggiorare in quanto a qualità con Non Vivo Senza Te, forse buona solo per la musica, e Qui si fa la Storia, dalle atmosfere rievocanti gli album precedenti, tanto da sembrare un riarrangiamento in chiave rock di una canzone di Stupido Hotel.
Sulla stessa linea è Colpa del Whisky: il titolo promettente, ma ingannevole, mi ha fatto sperare in un buon brano, deludendomi poi all’ascolto. La canzone poteva benissimo essere inserita in Buoni o Cattivi.
Dalla grande carica rock è anche Non Sopporto, già presentato nel tour estivo del 2007.
L’album si conclude con Ho Bisogno di Te e Basta Poco, brani a mio avviso inutili, la prima per il testo e l’arrangiamento decisamente fuori luogo, la seconda perché già venduta e proposta più volte da quasi un anno.
Ma non pensiamo ai pezzi minori. Pensiamo che dopo quindici anni possiamo, finalmente, ascoltare delle nuove, belle, canzoni del più grande rocker italiano.