Da quando la fiaccola olimpica ha iniziato il suo giro per il mondo, si sono fatte sempre più insistenti ed accese le proteste pro-Tibet. In particolare da quando la fiaccola è giunta in Europa, sono sempre più i gesti di solidarietà verso i monaci tibetani. Dopo le proteste avvenute a Londra, la battaglia per il Tibet spegne la fiaccola olimpica in quel di Parigi, dove la marcia dei tedofori è stata costellata da diversi scontri e proteste. La fiaccola è stata anche spenta una volta per “ragioni tecniche”, anche se la fiamma olimpica, conservata in una lanterna dai “guardiani”, ha continuato ad ardere. Durante tutta la giornata si sono susseguiti gli attacchi dei manifestanti pro-Tibet, al punto che le ultime staffette sono state annullate e la torcia è arrivata a bordo di un autobus alla sede del Comitato olimpico francese. Accesa alle 12,30 sulla Torre Eiffel, la fiaccola è stata assalita 200 metri dopo da quattro manifestanti, fermati dalla polizia, mentre centinaia di persone si assembravano nelle vicinanze del corteo. Alla fine la prefettura è stata costretta a spegnerla, e poi a riaccenderla alle 13,50 vicino Pont d’Issy-les-Moulineaux. Poi i dimostranti hanno tentato di spegnerla di nuovo prima di essere bloccati dalla polizia. La vicepresidente della regione parigina dell’Ille-de-France, Mireille Ferri, è stata fermata dalla polizia mentre si stava dirigendo con un estintore verso la Torre Eiffel.

Quest’oggi invece la fiaccola è giunta a San Francisco, dove la marcia si è conclusa senza incidenti ma con un significativo cambiamento di programma. Le autorità di San Francisco, che avevano deciso di modificare più volte il percorso della staffetta, hanno annullato la prevista cerimonia di chiusura organizzata nella Baia, sostituita da un’altra all’aeroporto, prima della partenza per Buenos Aires, settima tappa in programma domani. Intanto, dopo l’appello di Hillary Clinton, anche Barack Obama ha detto che il presidente George W. Bush dovrebbe boicottare la cerimonia d’apertura dei Giochi se la Cina non rivedesse la sua posizione sia per quanto riguarda il Tibet, sia per il sostegno cinese al Sudan in relazione alla situazione in Darfur.

Intanto il Cio ammette la crisi in corso ma ribadisce che malgrado le proteste la torcia olimpica andrà avanti nel suo giro intorno al mondo. Il presidente del Cio, Jacques Rogge, ha esortato gli atleti a non perdere la fiducia, e ha rivolto un appello alla Cina perché rispetti l’impegno “morale” a migliorare i diritti umani prima dell’Olimpiade. Invito che ha suscitato subito una risposta risentita da parte di Pechino. Il Comitato Olimpico Internazionale, è stata la replica cinese con evidente riferimento al tema dei diritti umani, pensi a mantenere distinti dallo spirito olimpico “le questioni politiche irrilevanti”.