Dopo il voto di fiducia alla Camera dei Deputati di mercoledì e quello al Senato di ieri, la domanda da porsi è se tutte le parole, gli obbiettivi e i presupposti per una legislatura aperta al dialogo siano reali o rimangano formalità.
Il governo ha avuto la fiducia con una maggioranza schiacciante, come previsto. Su 312 votanti, hanno prevalso i 173 sì, contro i 137 no. Due senatori si sono astenuti.
Il discorso del nuovo presidente del consiglio Berlusconi ha focalizzato i primi obbiettivi che, il nuovo esecutivo, vuole raggiungere. Si è parlato quindi di sostegno alle famiglie, di abolizione dell’Ici e del famoso “pacchetto sicurezza”.
È stata ben accolta la proposta del senatore del Pd Monardo: quella cioè di istituzionalizzare, nel regolamento del Senato, il ruolo dell’opposizione. E si è parlato della necessità del nucleare, per garantire all’Italia energia propria, ma anche per tutelare l’ambiente.
Non è mancato, infine, il solito umorismo di Berlusconi, che ha strappato qualche sorriso anche all’opposizione.
Anche i rappresentanti dei partiti presenti hanno potuto esprimere il loro giudizio e per il Pd, Anna Finocchiaro si è detta pronta a fare la sua parte, insieme a tutto il suo gruppo.
Meno distesi, invece, i commenti di Udc e Idv, che rimangono fermi sull’idea di un’opposizione ferma e ostruzionista.
Molto decisa anche l’opinione del senatore leghista Federico Bricolo che, dopo aver votato sì, ha comunque precisato l’intenzione del partito di non cedere, mai, di fronte a quei principi che potrebbero compromettere l’idea di una famiglia intesa tradizionalmente. La Lega si è proclamata anche contro il voto agli immigrati e contro ogni genere di indulto.
Il Movimento per l’Autonomia ha votato si e spera negli interventi per il Mezzogiorno e il senztore a vita Francesco Cossiga, pur dando la fiducia al nuovo governo, si è fermamente opposto al ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Nell’ultimo commento, quello di Maurizio Gasparri, il senatore ha augurato a tutti una legislatura leale e di confronto fra le parti politiche, che, si spera, potranno trovare punti di incontro e di dialogo volto al miglioramento del paese.
Sarà possibile, quindi, il confronto alle Camere del Parlamento? È questo l’interrogativo fondamentale. La domanda che bisogna porsi per capire se davvero il nostro paese sta cambiando, in meglio, o se rimarrà ancora agli stessi limiti che lo legano al passato, alle vecchie idee o ideologie che mai, secondo me, hanno saputo apportare miglioramenti al sistema già presente.