Ma Vasco è Vasco. Tanto stasera c’è il concerto. E se non lo facciamo ora quando avremo di nuovo questa occasione?
Queste sono le frasi che si sentono dire fra i fans di Vasco, durante l’estenuante attesa del concerto. E sono le frasi che riescono a sconfiggere il caldo, la stanchezza e la noia che poi svaniscono tutto d’un tratto quando si sentono le prime note, verso le nove di sera.
È comunque un’esperienza da fare, con le cose belle e brutte che possono capitare.
La mia avventura è cominciata alle quattro del mattino, con l’arrivo a Roma e l’inizio dell’attesa fuori dai cancelli dello stadio Olimpico, insieme ad altre cento persone circa. Tutti ad aspettare l’apertura dei cancelli, per guadagnarsi un posto in prima fila, o almeno nella cosiddetta “gabbia”.
Alle sei sono passate già due ore e ancora l’attesa è lunga. La noia comincia ad arrivare insieme ad altri fans che si accodano in modo più o meno corretto.
Dopo qualche ora si aprono i cancelli e la gente incomincia a spingere, ma alla fine si raggiunge il prato e la gabbia: dodici ora di attesa sono servite a qualcosa.
Inizia quindi la seconda parte dell’estenuante giornata. In piedi dalle undici e non staremo seduti fino alla fine del concerto.
I gruppi che aprono la serata non sono all’altezza dell’evento serale e ancor di più il figlio riconosciuto di Vasco, Davide, che cerca di cimentarsi in un dj set, con tanto di disapprovazione da parte del pubblico.
Adesso il tempo passa più velocemente e quasi sembra di non avere più le gambe per la stanchezza.
Si fanno le nove, Vasco è in ritardo. Ma appena salgono i componenti del gruppo sul palco, dallo stadio si solleva un boato: olè olè olè olè, Vasco, Vasco!
Il concerto comincia e le prime canzoni danno una carica rock su cui non avrei mai scommesso: Qui si fa la storia, Cosa Importa a Me e Dimmelo Te.
Si passa quindi ad un ripescaggio, La Noia, una delle canzoni più belle mai scritte da Vasco, per tornare al nuovo album con Vieni Qui. Poi Non Appari Mai, E Adesso che Tocca a Me, L’uomo che Hai di Fronte e Colpa del Whisky.

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Si ritorna quindi agli anni ottanta con T’immagini, rivista in chiave rock, una delle migliori della serata.
Siamo soli è prolungata da un lungo interludio strumentale che viene seguito da Gioca Con Me, che chiude la prima metà del concerto.
Si riparte con il bellissimo medley rock: Ormai è tardi, Non mi va, Ci credi, Susanna, Sensazioni forti, Deviazioni, Asilo Republic e Colpa d’Alfredo riescono a far scatenare tutti i fans sotto il palco.
La presentazione della band torna ad essere posizionata nell’outro di Siamo Solo Noi, che è seguita da alcune canzoni “intoccabili”. Sally, Stupendo, C’è chi Dice No, Gli Spari Sopra. Si continua poi con Un Senso e Il Mondo Che Vorrei, che, grazie al suo assolo finale, conferma il talento di Stef Burns.
Vasco rientra in camerino e quando esce parte Vivere.
Arriva adesso la parte più bella del concerto secondo me: un medley acustico eseguito per la seconda volta dopo la prima data romana.
Qui vengono ripescate canzoni come Toffee, Ridere di Te, Brava Giulia, Dormi Dormi e, nel finale, Va bene Va bene Così, cantata per intero dopo molti anni. Quasi tutti i componenti del gruppo, compreso Vasco, si siedono al bordo del palco, con strumenti esclusivamente acustici, e regalano al pubblico più di sei minuti di emozioni.
Come ormai è abitudine, il concerto si conclude con Vita Spericolata, Canzone e Albachiara.
Lo spettacolo è finito e la prima cosa che si fa è lasciarsi cadere a terra dalla stanchezza, guardando il palco che subito comincia ad essere smontato, per essere spostato nel luogo della data successiva.Anche un altro concerto è passato. Quando sarà il prossimo? [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=8VdGdMZ0GOc&hl=it]