Scatta il licenziamento per giusta causa nei confronti del capo che con espressioni rozze ed eccessive insulta i dipendenti in violazione dei principi di civiltà che non ammettono eccezioni, o attenuazione, neppure nell’ambito delle relazioni professionali, compresi gli ambienti di lavoro informali. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato la perdita del posto nei confronti di un capo reparto del settore macelleria di un supermercato milanese, che era solito mortificare le tre lavoratrici sottoposte al suo potere gerarchico con frasi del tipo: “bastarde, figli di p…, toglietevi dai c…, vi faccio licenziare”. Non ci si può spingere fino alle maniere rozze ed eccessive e ad usare la voce alta, peraltro nelle vicinanze degli spazi frequentati dalla clientela, per richiamare i dipendenti ad una più esatta osservanza dei loro obblighi. Questo punto di vista è stato pienamente condiviso dalla Suprema Corte, con la sentenza 4067, che ha aggiunto che un simile comportamento lede la dignità e l’amor proprio del personale, oltretutto sottoposto a vincolo di gerarchia nei confronti del capo che commette tali scorrettezze. Così il ricorso del capo scurrile è stato rigettato.

E mi sembra anche giusto. Giustissima sentenza della Cassazione, un capo o dirigente non dovrebbe mai comportarsi in modo scurrile e maleducato nei confronti dei dipendenti, le situazioni si risolvono ragionando con pasienza e con modi garbati: fanno più effetto. Ottima sentenza.

Inserirò qui un termine che si addice a tale argomento: Mobbing. Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.