Control è il nome del secondo album dei Joy Division, ispirato alla canzone She’ Lost Control, scritta da Ian Curtis, leader del gruppo, per un’amica epilettica, morta dopo una forte crisi.
Ma Control, da qualche mese, è anche il titolo del film biografico su Ian Curtis, diretto da Anton Corbijn, che ripercorre gli ultimi anni del cantante britannico, dagli ultimi anni delle scuole superiori alla tragica morte.
Il film è girato interamente in bianco e nero, forse per sottolineare ancora di più la personalità del protagonista, una delle figure più misteriose della storia del rock che, con la sua voce, imponente ma disperata, è riuscito a rendere famosa, se pur per poco tempo, la sua band.
Il primo periodo presentato dal film è quello delle prime amicizie di Ian, delle prime poesie, dei primi idoli del rock, come David Bowie o i Sex Pistols, ma anche del tempo trascorso a fare abuso di farmaci di ogni tipo, rubati dalle case della sua città.
I Joy Division devono ringraziare i Sex Pistols. Proprio durante un loro concerto, infatti, i componenti della band incontrano il loro futuro cantante, nel quale notano subito qualcosa di strano. Ian non è un ragazzo come tutti gli altri. Estremamente sensibile, riesce a esternare le sue sensazioni grazie alle sue poesie, che presto diventeranno canzoni. Ma la sua personalità misteriosa è anche disturbata da i suoi tic, le sue crisi epilettiche e dalla depressione cronica, che lo colpirà nell’ultima parte della sua vita e lo porterà al suicidio.
Il film parla dei rapporti che Ian instaura con le persone e dei suoi amori. Dopo essersi sposato all’età di ventun anni ed aver messo al mondo una figlia, si rende conto dello sbaglio commesso sposandosi e si innamora di un’altra donna.
La sua vita si concluderà tragicamente. Dopo aver visto il film La Ballata Di Stroszek ed aver ascoltato l’album The Idiot di Iggy Pop, decide di togliersi la vita impiccandosi.
Control è un film tanto bello quanto triste, ma piacerà a chi ama conoscere la vita di personaggi come Ian Curtis, un personaggio che è diventato uno dei simboli del post-punk e della new-wave e che avrebbe potuto dare ancora molto alla musica internazionale.
Unico problema: il film non è stato doppiato in italiano e, per ora, nessun azienda del nostro paese ha intenzione di distribuirlo. Poco male. Consiglio, a chi ne ha voglia, di guardare il film in lingua originale. L’interpretazione di Sam Riley è perfetta e la storia rispetta perfettamente la biografia scritta da Deborah Curtis, moglie di Ian, dal titolo Touching From a Distance.
Proprio la scosra notte, intanto, è stata rubata la lapide del cantante al cimitero di Macclesfield, dove venne fatta incidere, dalla moglie, la frase “Ian Curtis 18-5-80. Love will tear us apart”.
Forse il film è piacevole perché una figura come quella di Ian Curtis manca da un po’ di tempo al panorama della musica internazionale.

Di seguito il trailer del film:

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