Il greggio rallenta la sua corsa e, dopo settimane di ritmi folli, il barile scende sotto i 140 dollari. Chiusura ieri a New York:135,95 dollari al barile. Notizie positive che però non hanno effetto, almeno per il momento, sui prezzi dei carburanti. Anzi, i listini della benzina hanno segnalato un nuovo massimo storico, salendo fino a 1,551 euro nei distributori, in pratica 3,000 lire al litro!
Benzina e gasolio continuano dunque a marciare a passo spedito, tanto che il costo di un pieno di un’auto di media cilindrata è arrivato a circa 78 euro. Ma sui mercati internazionali in petrolio comincia a raffreddarsi. La discesa dei prezzi è in gran parte dovuta al ridimensionarsi delle possibili conseguenza dell’uragano Bertha, che non dovrebbe toccare la regione del Golfo del Messico. Inoltre si prevede che le scorte settimanali di greggio negli Stati Uniti siano di 700.000 barili dopo la crescita di 210,9 milioni di barili, già rilevata in precedenza. Sullo sfondo ci sono però i timori di un rallentamento della crescita economica mondiale e, sopratttutto, la possibilità che di fronte alla fiammata dei prezzi, alcuni Stati possando decidere di ridurre le importazioni di greggio. Il primo segnale concreto in questa direzione è del resto già arrivato: la Spagna ha infatti annunciato un programma per ridimensionare del 10% l’importo di petrolio. Complice la corsa del petrolio e di conseguenza anche del gas, è anche il prezzo dell’elettricità a sfondare nuovi record. Spinte da consumi altissimi, mai raggiunti prima, le quotazioni della Borsa elettrica hanno infatti toccato i record massimi stabiliti.