La fattoria degli animali è una parodia della riuscita iniziale, del graduale tradimento e del definitivo fallimento della rivoluzione sovietica. Nella favola di Orwell gli animali di una fattoria vivono in una miserabile e amara esistenza di sfruttamento, maltrattamento e umiliazione sotto il dominio di un padrone avido e crudele. Finalmente un giorno, gli animali, sotto la guida dei maiali, si ribellano e combattono affinché la fattoria si trasformi in una società giusta senza sfruttati né sfruttatori. In un’epica lotta cacciano il padrone (il sig. Jones ) e per un certo periodo riescono a condurre da sè la fattoria, rispettando gli antichi ideali. Ma ben presto emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, (gli stessi che avevano incitato il “popolo” a ribellarsi dall’oppressore) che con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici. Tra questi i più potenti sono Napoleon e Palla di Neve, i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani. Napoleon si circonda di un gruppo di cani che come sue milizie, scacciano Palla di Neve, e uccidono chi non è d’accordo con lui. Il dittatore con furbizia fa poi ricadere tutte le colpe sull’esiliato Palla di Neve e si attribuisce invece tutti i meriti (come ad es. il progetto della costruzione del mulino, che poi fallisce miseramente, e anche in questo caso il crollo dell’edificio viene fatto passare come un atto terrorista di Palla di Neve). Inoltre tradisce anche i suoi sostenitori come Gondrano, il cavallo, che conduce al macello quando non e’ più utile ai suoi progetti. Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: “TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI”. La frase che conclude il racconto (…le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.) è un modo ironico di Orwell per sottolineare l’utopia del comunismo, in quanto nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere.
Sotto il semplice e quasi infantile titolo La fattoria degli animali si cela un romanzo che rispecchia la storia del comunismo. Sono molte infatti le equipollenze, da Napoleon (che Orwell impersonifica in Stalin), Palla di Neve (Trotzkij), la distruzione del mulino che rappresenta la battaglia di Stalingrado.
PERSONAGGI: IL VECCHIO MAGGIORE: è il più vecchio maiale della fattoria, è lui che ha trasmesso agli altri animali il suo sogno di trasformare la Fattoria Patronale nella Fattoria degli animali, lo stesso Orwell ce ne fornisce una dettagliata descrizione, fisica e psicologica: “…aveva 12 anni e cominciava a diventare corpulento, ma era pur sempre un maiale dall’aspetto maestoso, spirante benevolenza e saggezza..”. PALLA DI NEVE : durante la dittatura di Napoleon sarà fatto passare da quest’ultimo come traditore della rivoluzione, facendo ricadere su di lui la colpa dei suoi errori; Orwell ce ne fornisce una dettagliata descrizione, fisica e psicologica: “…era un maiale più vivace di Napoleon, più svelto nel parlare e di maggior inventiva, ma stimato di una minor profondità di carattere…”
NAPOLEON: prepotente e autoritario instaurerà una dittatura simile a quella del comunismo, lo stesso Orwell ce lo descrive con i lineamenti tipici del cattivo: “… era un grosso verro dall’aspetto piuttosto feroce, non molto comunicativo ma i fama di voler sempre fare a modo suo”
GONDRANO: era un cavallo forte e fermamente convinto nella rivoluzione, si fidava ciecamente di Napoleon, lavorerà a lungo per il bene comune e alla fine sarà mal ricompensato dallo stesso dittatore. Orwell ce lo descrive così: “…era una bestia enorme, alta quasi 18 palmi e forte come due cavalli messi assieme” e “non aveva una grande intelligenza ma era rispettato per la sua fermezza di carattere e per la sua enorme potenza…”
BERTA :è l’unica che insieme a Benjamin, l’asinello, sembra capire cosa sta succedendo, ma nonostante ciò non fa nulla per fare in modo che non accada l’inevitabile. Orwell ce la descrive così: “… era una grossa cavalla materna di mezza età che, dopo il quarto parto non aveva più’ riacquistato la sua linea…”
MOLLY: era la vispa cavallina che trainava il calesse del signor Jones, è l’unica che durante la prima parte della rivoluzione rimpiange l’antica schiavitù’; forse perché’ troppo vanitosa e pigra. Orwell ce la descrive così: “…camminava con grazia affettata…scuoteva la criniera nella speranza di attirare l’attenzione sui nastri rossi che vi erano intrecciati…”
CLARINETTO: era un maiale piccolo e paffuto durante la tirannia di Napoleon sarà usato per fare propaganda. Vediamo ora la dettagliata descrizione di Orwell: “… con guance assai tonde, occhi vivi, mosse agili e voce acuta. Era un parlatore brillante” e “… avrebbe potuto far vedere bianco per nero”
BENJAMIN: era l’animale più vecchio della fattoria è l’unico che insieme a Berta capisce cosa sta succedendo, ma nonostante ciò non fa niente per non far accadere l’inevitabile. Orwell ce lo descrive cosi “… era la bestia più vecchia e bisbetica della fattoria. Parlava raramente e quando apriva la bocca era per fare ciniche osservazioni… non rideva mai…”
Nonostante il semplice lessico e l’ironia utilizzata, il libro La fattoria degli animali resta in ogni modo un romanzo di enorme importanza dal punto di vista storico, poiché ci mostra il punto di vista “occidentale” verso il comunismo. Il romanzo di Orwell inoltre è di facile e semplice lettura, anche se per apprezzarlo totalmente bisogna leggera “fra le righe” e intuire la sottile ironia con cui Orwell critica il comunismo. Un libro dal grandissimo spessore Questo romanzo, breve, conciso, dal linguaggio semplice e scorrevole, costituisce un monito alle nefandezze del totalitarismo, dell’incomprensione, dell’intolleranza. E’ stato riconosciuto come una denigrazione del regime totalitario sovietico ma, dal mio punto di vista, va sicuramente oltre. Parla delle illusioni di libertà, di utopia, di comprensione, e di come queste siano distrutte dalla brama di potere, di comodità, di agi e di denaro. E’ una favola, una favola che è anche allegoria, metafora dell’utopia che si traduce in sordida realtà quando è realizzata da uomini per loro natura gretti e materialisti.
E’ un romanzo che parla al cuore delle persone, dal forte significato allusivo, che unisce ricchezza di tematiche ad uno stile ponderato nella sua semplicità, e fluente nella proposizione.