La storia dei Metallica è decisamente complessa. I componenti hanno attraversato fasi della loro vita caratterizzate dalla dipendenza dall’alcool, e la loro musica, l’argomento su cui voglio soffermarmi, ha subito diversi cambiamenti.

Il sound dei Metallica aveva seguito un “ammosciare” generale già a partire dal cosiddetto Black Album, datato 1991. Il genere poi, negli anni ’90, non era più il metal “battente”, il trash, che li aveva contraddistinti dal resto del panorama musicale più estremo degli anni ’80: Load e Reload avevano offerto sonorità che si avvicinavano ad un rock fatto, tra l’altro, anche male. I Metallica erano ormai un fenomeno commerciale.

Sei anni di silenzio e la svolta: St. Anger. Il 2003 fu un anno che spaccò nettamente il mondo del metal. Chi credeva che i Metallica avevano “sfornato” un prodotto degno del loro nome, che si erano opposti alla legge del mercato, che il loro ultimo album non era per niente commerciale perché troppo duro, troppo “pesante”, e chi invece si rassegnava al ormai inevitabile declino artistico della band dei trashers della Bay Area.
Purtroppo (o per fortuna?), il mercato musicale e non, diede ragione ai metallari delusi, con tanto di videoclip a raffica sulle emittenti televisive come MTV e imbarazzanti trovate commerciali riguardanti il merchandising del gruppo.

Siamo nel 2008 e ora le speranze di riascoltare un nuovo, buon album, degno dei migliori Metallica, sono tornate. Solo da qualche giorno è stato pubblicato il primo singolo del nuovo album, Death Magnetic, in uscita nella seconda settimana di settembre.
Le prime indiscrezioni parlavano di un ritorno alle origini e i dati a disposizione dei fans erano promettenti: un album di dieci tracce, da otto minuti circa ciascuna, con un pezzo strumentale e con “The Unforgiven III”.
Ma c’era chi continuava a diffidare delle indiscrezioni, spinto verso la disillusione dai servizi messi in onda da MTV.
Il 22 agosto però, ecco la sorpresa: il nuovo singolo sembra uscito da un album di venticinque anni fa.
La canzone, è vero, ricorda fin troppo i classici dei Metallica, ma questo potrebbe essere solo il primo passo di una band che sta tornando.

Sia chiaro, l’entusiasmo che emerge da questo articolo è dovuto allo stupore che ho avvertito ascoltando per la prima volta il singolo. Nulla esclude, però, che l’intero album possa rivelarsi l’ennesimo fiasco.
Passando all’aspetto musicale di The Day That Never Comes, è questo il titolo del singolo che comparirà come quarta traccia nella tracklist dell’album, il brano esordisce con la solita chitarra del frontman Hetfield, che va ad incrociarsi con la melodia di Hammett e la batteria, particolarmente in risalto in questo pezzo, di Ulrich. Prima strofa e, subito dopo, il primo refrain:

Waiting for the one
The day that never comes
When you stand up and feel the warmth
but the sunshine never comes
No the sunshine never comes

La struttura si ripete fino a completare i primi quattro minuti. La seconda strofa si conclude con un verso che rievoca l’indimenticabile Fade To Black:

I’ll end this day
I’ll spread the color on this grave

Si lascia spazio, quindi, ad un interludio che sfocia nel classico finale musicale, pesante quanto One e veloce quanto Battery.

I Metallica sono tornati? Lo scopriremo il 12 settembre.