L’approvazione del piano Paulson da parte del Congresso, anche se ha sollevato dubbi su quanto debba pesare o meno sulle tasche dei contribuenti, è fondamentale per ridare fiducia ai mercati, soprattutto quelli americani, visto che il Vecchio Continente sembra meno esposto, come rassicura la Federazione delle Banche Europee (Feb).
Infatti, i depositi bancari sono coperti in tutti gli stati dell’Ue da sistemi di garanzia internazionale; certo, non si può negare però che ormai il sistema interbancario sia connesso a livello globale. Perciò i risparmiatori italiani possono dormire sonni tranquilli, almeno così dicono tutti gli esperti, e anche Unicredit, la banca più esposta ai rischi della crisi, giura di non avere alcun problema di liquidità. Del resto, in questa situazione la soluzione più sicura rimane quella tradizionalmente preferita dagli investitori del Belpaese: i cari vecchi titoli del Tesoro.

Ma allora, quali sono i maggiori disagi che la crisi porta da Wall Street fino allo sportello della nostra banca? Uno dei maggiori è sicuramente l’impennata dei tassi interbancari (Euribor) che si riflette poi sui tassi che le varie banche applicano al cliente. Questa improvvisa accelerazione è anch’essa conseguenza della crisi di liquidità sui mercati: negli ultimi mesi infatti gli istituti di credito hanno maturato una maggiore necessità di liquidità media ma sono stati nel contempo più reticenti a prestare soldi alle altre banche per mancanza di fiducia nella controparte. Tutto ciò ha provocato l’accumularsi di titoli poco trasparenti fra le attività delle banche, nonché, appunto, il record dell’Euribor (5,277, il livello più alto dal 1995), a cui è ancorato il tasso di finanziamento del mutuo.