Molte sostanze inquinanti derivano da gas organici che si combinano nell’atmosfera con altre microparticelle.
I fumi delle costolette che avete appena cucinato sul barbecue, le esalazioni della vernice con cui avete ridipinto la cancellata, il profumo aprigno degli alberi, sono terribilmente inquinanti. E lo fanno più dei gas di scarico delle automobili. A sostenerlo è uno studio dell’Università di Boulder, in Colorado, condotto dal ricercatore Kenneth Docherty, specializzato in chimica atmosferica. Il ricercatore ha definito queste insospettabili fonti di inquinamento “secondary aerosols”, e per studiarle ha analizzato alcuni campioni dell’aria di Riverside, una cittadina ad est di Los Angeles, famosa per avere un cielo plumbeo. La differenza tra fonti di inquinamento di primo e secondo livello sta nella capacità delle particelle di combinarsi con altri elementi e cambiare composizione e pericolosità. Le sostanze che contengono carbonio, come il gas di scarico della macchina, sono considerate di primo livello, ma l’aria e’ piena di altre microparticelle che, inizialmente innocue, a contatto con altre reagiscono in modo dannoso.

Gli scienziati non sono ancora riusciti a quantificare quando pesano sull’inquinamento progressivo del pianeta. “Sono sicuro, però – ha detto Docherty – che le emissioni secondarie inquinino più dei gas di scarico delle macchine. Purtroppo tutte le misure anti-inquinamento utilizzate finora non tengono conto di queste fonti e agiscono solo sulle primarie: ma le auto sono l’ultimo anello della catena di veleni che ammorba l’atmosfera”. I dati raccolti da Docherty rivelano che l’80% delle sostanze inquinanti che soffocano Riverside deriva da reazioni gassose, e cioe’ dai “secondary aerosols” prodotti da solventi, detersivi e dai profumi che usiamo la mattina. Persino un’operazione banale come la pulitura a secco di un vestito produce gas di secondo livello. La loro incidenza è tale che persino nelle ore di punta del traffico, quando cioè il livello di inquinamento automobilistico raggiunge il picco più elevato, oltre la metà dell’aria è comunque contaminata da gas di fonti secondarie. Alcuni sono prodotti da materiali organici, quindi non immediatamente nocivi, ma capaci di combinarsi nell’atmosfera con altre microparticelle e formare cocktail inquinanti. Basti pensare a una grigliata o al profumo degli alberi, ma l’elenco può espandersi a tutti gli aromi prodotti quotidianamente dalla lavorazione di materiali naturali. Queste sostanze si chiamano “voc” (composti organici volatili) perfetti per l’ossidazione ed hanno un diametro medio pari a 2,5 micron, meno di un decimo di quello di un capello umano, il che le rende ancora più pericolose, perché in grado di insinuarsi nei polmoni in modo soffocante, provocando asma e altri disturbi respiratori. Test simili erano già stati condotti nel 2002 a Città del Messico e nel 2006 a Pittsburgh, con risultati analoghi, ma e’ la prima volta che gli scienziati riscontrano nell’aria una percentuale così alta di queste sostanze.