Dati sconfortanti per quanto riguarda le famiglie italiane: quelle che si trovano in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni e 653mila e rappresentano l’11,1% delle famiglie residenti. Mentre nel complesso sono 7 milioni 542mila gli individui poveri, il 12,8% dell’intera popolazione.

Il dato è stato diffuso dall’Istituto di statistica che ha calcolato la stima dell’incidenza della povertà relativa sulla base di una soglia convenzionale – nel 2007 è risultata pari a 986,35 euro – che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. L’indagine mostra da un lato che l’incidenza della povertà relativa è rimasta “sostanzialmente stabile” perché il dato è costruito sulla spesa per consumi che sono diminuiti in generale nel 2007. Dall’altro, però, la povertà resta “maggiormente diffusa nel Mezzogiorno”, in particolare in famiglie con tre o più figli, soprattutto se minorenni, e con anziani a carico. È invece migliore nel resto del Paese in particolare in Veneto e in Toscana. Numeri alla mano, al Sud – che ospita un terzo delle famiglie residenti nel paese – è povero ben il 22,5% delle famiglie e vi risiede quindi il 65% del totale delle famiglie povere. Nel Centro-Nord, dove meno di 7 famiglie su 100 si trovano in condizione di povertà (5,5% nel Nord e 6,4% nel Centro), vive il 35% delle famiglie povere e il 67,8% delle residenti. Nel Mezzogiorno, inoltre, a una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità: le famiglie povere presentano una spesa media mensile equivalente di circa 774 euro (l’intensità è del 21,6%), rispetto ai 797 e 818 euro osservati per il Nord e per il Centro (19,2% e al 17,1% rispettivamente). La povertà è inoltre fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9,9%). Emerge poi a livello nazionale un peggioramento tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano una bassa diffusione del fenomeno e tra le quali i livelli di povertà restano al di sotto o in prossimità della media nazionale: famiglie di tre componenti (l’incidenza è passata dal 10% all’11,5%), coppie con un figlio (dall’8,6% al 10,6%), famiglie con persona di riferimento di età compresa fra i 55 e i 64 anni (dal 7,5% all’8,9%). Un incremento dell’incidenza di povertà è stato osservato anche tra le famiglie con due o più anziani (da 15,3% a 16,9%) in coppia o membri aggregati.