Il dilemma è chiaro: da un lato c’è l’incubo attuale della rate in costante rialzo, dall’altro la possibilità che tra meno di un anno i tassi comincino a scendere. Se probabilmente, almeno nella fase attuale, il tasso fisso non sembra coerente con una prospettiva di tassi stabili o perfino in diminuzione a partire dal 2009, i tecnici la pensa diversamente spiegando che se le prospettive sono di uno scenario stabile nel breve termine, tra 10 o 20 anni non si può sapere cosa succede. Quindi, se il mutuatario è in grado di supportare un aumento della rata conseguente ad eventuali futuri aumenti dei tassi, il tasso variabile può rappresentare una scelta oculata. Ma se si tratta di una famiglia con reddito fisso e un mutuo di durata molto lunga, la scelta del fisso non è consigliata. Si potrebbe optare per un tasso variabile a rata costante, che prevede a fronte di un importo mensile certo, di trarre vantaggio da eventuali riduzioni dei tassi, proteggendo la rata da possibili futuri aumenti dei tassi, che si tradurrebbero in un allungamento del piano di ammortamento. In alternativa, è ancora possibile optare per un mutuo a tasso misto, in modo da poter intervenire successivamente, una o più volte durante la vita del finanziamento, modificando il tasso da fisso a variabile e viceversa, per adattare la tipologia del mutuo alle diverse fasi del mercato. Fermo restando che prodotti di questo genere sono più costosi. Infine, secondo Mutuionline circa le migliori proposte a tasso fisso e variabile sulla durata di 20 e 30 anni, si possono risparmiare 30-40 centesimi di punto sul Taeg. Sulla durata più breve e sul tasso variabile le condizioni sono migliori, anche inferiori al 5,60%, mentre i prodotti a tasso fisso superano sempre il 5,80%, con punte anche del 6,62%.