Il rischio di maremoto, nel caso di terremoto analogo a quello del 1908 che colpi’ Reggio Calabria e Messina, continua ad essere molto elevato, ma esiste anche la possibilita’ che si verifichi a prescindere dal terremoto stesso, a seguito di frane sottomarine. Ad aumentare il rischio lungo le coste e’ l’intensa urbanizzazione che ha contraddistinto Sicilia e Calabria negli ultimi decenni. Basti pensare che nel quartiere Pellaro di Reggio Calabria, che nel 1908 fu colpito da un’onda di 13 metri d’altezza con un’onda che penetro’ nell’entroterra anche di 600 metri, se l’evento naturale si verificasse nuovamente, potrebbe produrre danni e vittime di portata ancora maggiore. E’ quanto emerso nel corso della seconda giornata del convegno “Cento anni dopo il terremoto del 1908” svoltosi a Villa San Giovanni (RC), iniziato con un minuto di raccoglimento in ricordo delle migliaia di vittime provocate da quell’evento sismico. Gli esperti dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale), attraverso la raccolta dei dati storici dell’evento del 1908 hanno, tra l’altro, realizzato la simulazione dell’area che sarebbe oggi colpita da un maremoto uguale a quello del 1908 individuando i possibili effetti sull’ambiente. Dai dati emersi, su 98 chilometri di costa calabrese, compresa tra Bagnara e Capo Spartivento, sarebbe inondato il 10 per cento della costa stessa con onde di diversi metri d’altezza. Stesso discorso per la Sicilia dove la percentuale di inondazione sul tratto jonico sarebbe del 21 per cento su 155 chilometri di costa, compresa tra Capo Peloro e Brucoli. I tempi di attesa tra l’insorgere dell’onda e l’inondazione stessa, inoltre, sarebbero di pochi minuti. Cio’ significa che una componente decisiva per la salvaguardia della popolazione, oltre ad un uso corretto del territorio, e’ l’attivazione di sistemi di allerta su scala regionale unitamente ad una corretta comunicazione del rischio alle popolazioni interessate. “Proprio questa – ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria, Antonella Freno – gioca un ruolo fondamentale e per questo motivo, in occasione dell’Anno Internazionale del Pianeta Terra, stiamo costituendo un comitato che raccolga tutta la conoscenza scientifica in materia, con lo scopo di divulgarla correttamente alla popolazione”. “Agli inizi del 2009 partira’ un progetto denominato Cassandra – ha annunciato il Direttore generale dell’Arpacal, Vincenzo Mollace – nato con la collaborazione del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri che, su tecnologia satellitare, potra’ fornire ulteriori dati ed indicatori ambientali utili a mitigare il rischio”.

L’ISPRA, acronimo di Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è un ente di ricerca italiano nato nel 2008 dall’accorpamento di tre enti controllati dal ministero dell’Ambiente, l’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici), l’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e l’INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) al fine di razionalizzare l’attività svolta dai suddetti tre organismi e snellire per assicurare maggiore efficacia alla protezione ambientale anche nell’ottica del contenimento della spesa pubblica.
L’ISPRA dipende dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’istituzione dell’ISPRA è avvenuta con la Legge 6 agosto 2008 n. 133 di conversione, con modificazioni, del Decreto legge 25 giugno 2008 n. 112.