dichiarazione

Quest’anno riccore, oltre il 60° anniversario della nostra costituzione, anche il 60° anniversario della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, approvata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10 dicembre 1948.

Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, i diritti umani hanno ricevuto particolare protezione dalla comunità internazionale attraverso tale documento.
Il suo valore è dato dall’essere stata approvata da un organismo internazionale al quale aderiscono la maggior parte degli Stati del mondo, appartenenti ai cinque continenti e aventi differenti regimi politici.
La Dichiarazione riconosce (molto importante questo termine poichè la dichirazione riconosce e non concede diritti, che sono innati e preesistenti) non solo il principio di uguaglianza ed i tradizionali diritti fondamentali (presenti nella nostra costituzione negli articoli dal 13° al 21°) della libertà personale, del domicilio, della corrispondenza, della circolazione e del soggiorno, del pensiero, delle coscienza e della religione, di riunione ed associazione, ma anche i cosiddetti diritti sociali.
Così viene riconosciuto il diritto di ogni individuo alla vita, di sposarsi e fondare famiglia, ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri, alla sicurezza sociale, al lavoro e ad una equa remunerazione, al riposo e allo svago, alla salute.
Sono inoltre riconosciuti il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità.

Certo, probabilmente il valore giuridico della Dichiarazione appare limitato, ma deve essere intesa come un ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le Nazioni. La Dichiarazione è dunque di programma, esprimendo gli obbiettivi da raggiungere e i mezzi attraverso i quali raggiungerli. Spetta dunque ai singoli Stati dare attuazione ai diritti citati.