maroni_Il Governo vara la stretta anti-stupri e il Quirinale prende le distanze. Nel provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri all’unanimità e che andrà probabilmente in Gazzetta Ufficiale lunedì prossimo ci sono le norme contro la violenza sessuale e contro lo stalking, la triplicazione dei tempi di permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati clandestini, l’assunzione di 2.500 unità delle forze di polizia e il via libera, ma non immediato, alle discusse ronde, con priorità da assegnare ai poliziotti e carabinieri in congedo.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è salito al Quirinale due volte (lunedì e ieri) per sottoporre le misure al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che deve valutare i requisiti di necessità e urgenza del provvedimento prima di firmarlo. “Da lui – ha precisato Maroni durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi – non c’é stato alcun veto o invito a non inserire norme. Ieri abbiamo concordato questo testo senza alcuna difficoltà, obiezione o forzatura di nessun tipo”. Ma Napolitano si è subito dissociato. Con Maroni, ha puntualizzato, c’é stata una “consultazione informale”, come da prassi, ma “resta naturalmente l’autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo” per il dl varato.

La misura più discussa in Consiglio dei ministri è stata quella sulle ronde. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è tornato da un vertice Nato in corso a Cracovia per dire la sua sul provvedimento, al quale era contrario. Di fronte alla decisione del titolare del Viminale di andare avanti, La Russa è riuscito a strappare che tra i cittadini ‘di ronda’ un ruolo prevalente lo abbiano gli ex appartenenti alle forze di polizia e alle forze armate. Da parte sua, Maroni, ha rassicurato. “I volontari – ha detto – non saranno muniti di armi ma solo di cellulari e ricetrasmittenti per fare segnalazioni alle forze dell’ordine. L’obiettivo è passare dalle ronde ‘fai da te’ ai volontari per la sicurezza”. Occorrerà però attendere la conversione in legge del dl ed un successivo decreto del Viminale per il via alle ronde.
L’altra norma cara al ministro dell’Interno è quella che allunga dagli attuali due fino a sei mesi il tempo di trattenimento dei clandestini nei Cie. I sei mesi, ha spiegato, “servono per identificare e, soprattutto, per ottenere il nulla osta al rimpatrio da parte dei Paesi di provenienza. Sono procedure lunghe e spesso due mesi non sono sufficienti e siamo costretti a rilasciare i clandestini”. La misura, ha aggiunto, “garantirà il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Cie, in particolari i tunisini trattenuti in queste settimane a Lampedusa”. E ora saranno aperte nuove strutture nelle regioni che ne sono sprovviste: alcune aree sono già state individuate vicino ad aeroporti.
Ci sono poi le misure più legate alla violenza sessuale, reato per il quale si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza; introdotto anche l’ergastolo per i violentatori omicidi, aggravanti per violenze su minorenni, di gruppo, obbligo di custodia cautelare in carcere per gli stupratori; stop ai benefici carcerari per i violentatori; gratuito patrocinio per le vittime. Inserite anche le misure contro lo stalking, come chiesto dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna. Un provvedimento, ha sintetizzato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, “che si pone dalla parte della donna”.
Stanziati poi 100 milioni di euro per l’assunzione di 2.500 unità delle forze dell’ordine entro il 31 marzo. “Metteremo in campo – ha promesso Maroni – un piano straordinario per il controllo del territorio”.

Forti critiche al decreto sono arrivate dall’opposizione e dal Vaticano. Piero Fassino (Pd) ha definito “grave e inopportuno che ancora una volta esponenti di governo tentino di inquinare ruolo e funzioni del Capo dello Stato per fini di parte. Come ha fatto oggi il ministro Maroni annunciando un avallo del Quirinale, che non c’é e non poteva esserci, sulle inaccettabili norme concernenti le cosiddette ‘ronde per la sicurezza’”. Per il segretario del pontificio consiglio dei Migranti, monsignor Agostino Marchetto, l’istituzione delle ronde “rappresenta una abdicazione dello Stato di diritto”.