untitledIl Curioso Caso di Benjamin Button porta a casa tredici nomination per gli oscar.
Sicuramente molto più in evidenza degli altri candidati, vuoi per la storia appunto curiosa, o per l’attore protagonista, fra i più amati di Hollywood, l’ultimo film di David Fincher prometteva bene, ma delude dopo ben centosessantasei minuti di immagini “seppiate”. All’uscita dal cinema, l’unico motivo per cui non si dicono sprecati i soldi del biglietto è la sceneggiatura, questa sì, decisamente da oscar. Lo scrittore di The Insider, nonché di Forrest Gump, Eric Roth, adatta, anzi amplia per il grande schermo, un racconto breve di Scott Fritzgerald, datato 1922.
Le aspettative per un film di Fincher erano buone. Anche il risultato, ma non è certamente all’altezza degli altri candidati agli oscar per il miglior film dell’anno.
La curiosa storia è un lungo flashback, scaturito dalla lettura del diario di Benjamin Button, “nato in circostanze singolari”, così recitano le prime righe, a New Orleans, abbandonato dal padre naturale e adottato da una donna di colore, direttrice di una casa di riposo.
Fin da neonato, Benjamin è destinato a rimanere ai margini della società a causa della sua notevole diversità: nasce vecchio e, crescendo, ringiovanisce.
Le sue particolarità, di cui egli è da subito consapevole, gli permettono di vivere la sua vita “alla giornata”, sperimentando già da piccolo, sotto sembianze di un uomo vissuto, quei piaceri accessibili solo a una certa età.
Benjamin Button è un vecchio esternamente, con l’entusiasmo di un bambino, ma con l’esperienza e i limiti di un anziano. E solo grazie a Daisy Fuller, interpretata da Cate Blanchett, che conosce un po’ di normalità. Nonostante il fisico lo faccia apparire come un vecchio, infatti, Daisy riconosce qualcosa di speciale in Benjamin e diventa la sua migliore amica.
Col passare degli anni, il protagonista rinvigorisce sempre più fino ad incontrare Daisy a metà strada. Le loro vite si incrociano e si innamorano da coetanei.
È l’amore che rende Benjamin normale, ma è anche l’amore che conduce Daisy alla gravidanza e, inseguito, alla partenza forzata dell’ormai ragazzo: “una figlia ha bisogno di un padre, non di un compagno di giochi”.
La storia scivola via, fino alla morte di Benjamin, da neonato, in braccio all’amore della sua vita.
Quello di Fincher è un film che pretende di trattare molti temi importanti, ma non ne approfondisce mai nessuno, scadendo nella solita storia d’amore, seppur con qualche anomalia. È un lavoro a tratti presuntuoso, perché limitato dall’uso del digitale in troppe scene, che quasi lo rendono un semplice film fantastico.
Per concludere: bello ma sopravvalutato. Il Curioso Caso di Benjamin Button è un bel film, su questo non c’è dubbio. La negatività espressa finora, è dovuta alla sua sopravvalutazione, chiaramente scaturita dalla sua grande commerciabilità.