locandinaCandidato a diversi premi oscar, Milk è un biopic sul primo attivista e politico, apertamente omosessuale, ad essere stato eletto ad una carica pubblica negli Stati Uniti.
Così come Benjamin Button, un bel film, ma non un gran film. Se non fosse stato per la già prevista magistrale interpretazione di Sean Penn, sarebbe passato inosservato come la maggior parte dei biopic documentaristici.
Gus Van Sant, il regista, non dà il meglio di se, creando un film semplice, la cui massima particolarità sta nell’intrecciare vecchi filmati a nuove riprese.
Harvey Milk, da cui il titolo del film, è un omosessuale di New York, laureato, che si trasferisce a San Francisco per un po’ di libertà. Tutto sembra andare per il verso giusto quando le violenze e l’omofobia cominciano a crescere, sfociando in una vera e propria guerra politica del popolo più conservatore, che vede nel movimento gay una minaccia per i propri figli e per la famiglia. Ed è proprio questa guerra che spinge Harvey a entrare in politica, che lo spinge verso quella scelta che, pero, lo costringerà a rinunciare all’amore di Scott Smith, suo primo compagno.
Milk partecipa a diverse elezioni, perdendo sempre per un soffio. Alla fine però, l’obiettivo viene raggiunto e Harvey entra nel consiglio comunale, dove instaura un rapporto instabile con uno dei suoi colleghi, Dan White. L’ex veterano del Vietnam ed ex pompiere, dopo aver accettato una collaborazione con Milk, si sente tradito per il mancato appoggio ad una sua proposta e decide di intralciare, ad ogni costo, ogni iniziativa a favore della comunità gay.
Milk riuscirà comunque ad ottenere ciò che vuole, provocando la reazione di White, che ucciderà lui e il sindaco di San Francisco.
Tutta la storia è narrata dalla stessa voce di Harvey, che registra un lungo messaggio prima di essere assassinato.
L’intento di Gus Van Sant, anch’egli apertamente gay, è chiaro. È un intento non solo sociale, ma anche politico, considerati diversi dibattiti contemporanei sul tema dell’omosessualità. E il metodo per esprimere la sua opinione sembra combaciare con quello usato da Harvey Milk, che dopo anni di attivismo ribelle, ha deciso che fosse meglio indossare un buon vestito per essere compreso da tutti, senza che nessun pregiudizio venga anteposto al dialogo.