slumdog-millionaire-locandinaSlumdog Millionaire è la sintesi perfetta del genere cinematografico indiano, unito a quello occidentale, di stampo hollywoodiano. Danny Boyle dice di riuscire a dare più freschezza e originalità a un prodotto, se ne affronta il genere per la prima volta. Ed è stato, infatti, il primo a cimentarsi nella regia di un lungometraggio tanto insolito per la storia e l’ambientazione, quanto originale per la forma. Per The Millionaire, è questo il titolo italiano del film, Danny Boyle e la sua troupe sono partiti per l’India, hanno trovato attori indiani e si sono addentrati negli slums di Mumbai, città-emblema delle condizioni sociali dei cittadini indiani: persone povere, a volte poverissime, ignorate dai potenti senza scrupoli, che sovrastano le loro baracche con le loro ville immerse nel lusso.
Il film ha da poco vinto otto oscar, ultimi di una lunga sfilza di premi e approvazioni della critica.
Slumdog Millonaire, innanzitutto, è il miglior film dell’anno, con la migliore regia. Ha tutte le carte in regola per esserlo. L’ambientazione insolita, quella indiana, sceglie il tanto famoso format televisivo Chi Vuol Essere Milionario? come chiave d’accesso alla trama vera e propria, che narra la storia di un amore ricercato per tutta la vita, un amore nato da bambini, l’amore di Jamal, il protagonista, e Latika, conosciutisi dopo un violento assalto, preparato da un gruppo di integralisti, che uccidono i genitori dei bambini.
La straordinaria quanto triste storia di Jamal viene raccontata attraverso le sue risposte. Al ragazzo, appena vent’enne e di estrazione sociale bassa, tutte le domande del quiz lo riconducono sempre a un particolare episodio che ha segnato la sua vita.
Magistrali e vincitori di due oscar sono la sceneggiatura, basata sul romanzo di Vikas Swarup Le Dodici Domande, e il montaggio, che incrocia i flashback, le scene della trasmissione e i momenti in cui Jamal, sospettato di aver imbrogliato al quiz, viene interrogato dalle autorità indiane.
Impossibili da notare sono poi la fotografia, suggestiva, che punta sulla continua messa in evidenza delle condizioni umane presenti in India, e i piccoli attori che interpretano Jamal, suo fratello Salim e Latika da bambini.
Nel film sono riconoscibili anche le “orme” di Danny Boyle: la scena dell’inseguimento all’inizio del film, le inquadrature insolite, quasi ma bilanciate, e le musiche, adattate in modo impeccabile alle diverse situazioni.
Slumdog Millionaire segna la definitiva consacrazione di Danny Boyle al grande pubblico, già conosciuto anni fa grazie a Trainspottig, ma mai tanto acclamato. I suoi otto oscar sono senza alcun dubbio meritati.