facebookAl giorno d’oggi sembra essere più facile cercarsiattraverso il mondo viruale in siti di “social network”, piuttosto che incontrarsi in un bar, in una piazza o per il tramite di un’associazione.
Sicuramente questo è duvuto al fatto che gli impegni lavorativi e/o familiari occupano, come è giusto, parecchio tempo e lo spostarsi diventa complicato.
Facebook, uno dei social network più gettonati, ha come slogan “Un servizio sociale per rimanere in contatto con le persone attorno a te”. L’impressione è che grazie a siti come Facebook si rimane davanti a un computer e ci si isola.
Questa però non è l’impressione del sempre crescente numero di utenti che frequentano tale social network: ad oggi si parla di 70 milioni di utenti o forse più.
Ma oltre al fatto già citato dell’isolarsi, c’è da dire che tutti gli utenti registrati hanno fornito i loro dati anagrafici e preferenze d’acquisto a un’azienda di cui non sanno nulla. Non sanno infatti che dietro questa società, esiste un gruppo di persone neoconservatori, che credono nel libero mercato e che trasformano il concetto di “condivisione” in “fare pubblicità”.
I creatori di Facebook non devono fare quasi niente. Possono tranquillamente restare seduti mentre gli utenti “Facebook-dipendenti” cercano spontaneamente dati anagrafici, fotografie e liste dei lori “prodotti preferiti” (altri utenti). Dopo aver costruito questo immenso database di dati, Facebook non fa altro che rivendere le informazioni agli inserzionisti.
Inoltre una delle cose più scandalose è che il “fenomeno” facebook venga spesso citato nei servizi dei telegiornali, rai e mediaset, tralasciando tematiche infinitamente più rilevanti.
In conclusione, ognuno è libero di fare quel che vuole e questo articolo vuole essere solo una critica e niente più, ma a tutti gli utenti di facebook chiedo: “Avete letto le dichiarazioni del sito sulla riservatezza dei dati?”