In un panorama musicale come quello contemporaneo, è difficile pensare quanta influenza, la musica italiana, possa aver avuto sulla società. Sembra quasi impossibile rendersi conto dell’importanza internazionale che hanno raggiunto diversi artisti, così come risulta improbabile la straordinaria originalità che ha caratterizzato la musica italiana negli anni passati.
L’industria discografica mondiale tende a “creare” gli artisti secondo gli stereotipi del momento. E questi sono gli unici che riescono ad apparire nelle radio o in televisione.
A più di dieci anni dalla morte di De André e Battisti, sembra che ancora non sia stato trovato un loro degno erede. Gli unici grandi nomi proposti dai media sono uguali da decenni.
Sanremo rimane la solita kermesse ingessata e MTV è sempre più succube della musica internazionale più scadente.
L’unica manifestazione italiana attenta alla qualità della musica, più che alla rilevanza commerciale dei cantanti, rimane il Premio Tenco. La stessa manifestazione che premiò De André, Guccini, De Gregori e Paolo Conte. La stessa manifestazione che, ancora oggi, mantiene, come protagonisti, gli stessi autori del passato.
E mentre i critici italiani, con le loro tesi sempre più apocalittiche, continuano a definire “morta” la musica italiana, esiste un’industria indipendente che tenta di rinnovare gli unici generi legittimati dagli esperti. Ma, tentativo dopo tentativo, i più grandi album prodotti dagli artisti italiani rimangono quelli del passato. E sembra quasi impossibile riprodurre la qualità raggiunta dai grandi cantautori italiani.
Forse non riascolteremo più la world music unita ai versi di De André, come quella di Crêuza de mä, Le Nuvole o Anime Salve. Non riascolteremo più i ritmi latini strutturati secondo gli standard del progressive, come quelli proposti da Battisti in Anima Latina. Non riascolteremo più il rock di Finardi, le strofe di De Gregori e di Vecchioni, di Fossati e di Guccini.
Come può essere rilanciata la musica italiana? Come può, quindi, raggiungere i livelli che l’hanno resa grande negli anni passati?
Perché non imporre, alle radio e alle televisioni, un limite per la musica straniera trasmessa, in modo da avvantaggiare gli artisti italiani che faticano ad apparire? La risposta è semplice: perché al pubblico non interessa. Le richieste sono ciò che conta e assecondare le richieste significa guadagnare audience.
E mentre all’estero la buona musica continua a sopravvivere, l’Italia sembra aver perso le speranze.