rObama è volato in Medio Oriente, in Arabia Saudita e in Egitto. Il presidente americano ha come principale obiettivo quello di ristabilire i contatti e i rapporti con le regioni asiatiche, spesso teatro di scontri politici e militari durante i due precedenti governi Bush.
Obama è volato in Medio Oriente e Osama Bin Laden si è fatto risentire. Un messaggio audio, diffuso da Al Jazeera, trasmette la voce, autentica secondo gli esperti, del capo dell’organizzazione islamica Al Qaeda.
È un messaggio forte, di denuncia, sulla scia dei precedenti inviati da Bin Laden. E sembra che nulla sia cambiato: “Obama segue la linea di chi lo ha preceduto nel disprezzo e nello spirito di vendetta che cova nei confronti dei musulmani”.
Bush o Obama, per Bin Laden non fa differenza. Sono pur sempre entrambi americani e, quindi, principali nemici del mondo islamico.
Le dichiarazioni di Bin Laden pesano molto sull’opinione mondiale, che vede riapparire il capo di Al Qaeda proprio durante il viaggio di Obama negli stati islamici. Proprio nel momento di vera apertura e disponibilità al dialogo, da parte della nuova amministrazione statunitense.
Obama, infatti, dopo la tappa araba, si è fermato al Cairo, dove ha pronunciato, all’Università statale, un discorso a tutto il mondo musulmano. È significativa la richiesta americana di invitare, alla conferenza, almeno duemilacinquecento esponenti di tutte le correnti del pensiero islamico.
Il discorso non ha tralasciato gli argomenti più importanti. Le questioni palestinese e iraniane sono state centrali nell’intervento che il presidente americano ha accuratamente scritto, dopo un lavoro di oltre due mesi.
Totale apertura, da parte degli Stati Uniti, quindi, ma una nuova denuncia da Bin Laden. Una denuncia che viene letta come un atto di disperazione, in un momento di profonda crisi dell’area più integralista del pensiero musulmano. Proprio in questi giorni, infatti, in Pakistan, nell’area di Swat, il governo sta cercando di reprimere i gruppi talebani e terroristi, presenti nel paese.
I fatti pakistani sono stati citati sia nel messaggio di Bin Laden, sia in quello del numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahri.