tab_quesiti2080_imgDomenica e lunedì, gli italiani dovranno recarsi nuovamente alle urne per i ballottaggi delle elezioni amministrative e provinciali, in alcune zone d’Italia, e per tre referendum, su tutto il territorio nazionale.
Secondo le statistiche, solo un italiano su due è informato sui quesiti per i quali dovrà indicare un sì o un no. Il referendum, anzi, i tre referenda porranno la questione sulla legge elettorale votata e approvata, nel 2005, dal governo uscente di centro-destra. I quesiti sono tre:

  • Abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata alla Camera dei Deputati (scheda viola)
  • Abolizione del premio di maggioranza alla coalizione più votata al Senato della Repubblica (scheda beige)
  • Abolizione della possibilità per un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione elettorale (scheda verde)

Secondo la legislatura italiana, i referenda indetti sono di tipo abrogativo. Scegliendo di votare sì, quindi, sarà eliminata una parte del testo della legge elettorale.
Nello specifico, scegliendo di votare sì nei primi due quesiti, il premio di maggioranza non sarà abolito, ma sarà assegnato non alla coalizione di partiti, ma al solo partito che otterrà la maggioranza relativa alle elezioni politiche.
Per fare un esempio, nel caso in cui un partito vincesse le elezioni con una qualsiasi percentuale di preferenze (che sia del 10 per cento o del 40 per cento non fa differenza), otterrebbe la maggioranza assoluta sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica.
Votando sì nel terzo quesito, invece, saranno eliminate le cosiddette “candidature attira voti”. Quelle candidature che, in un sistema elettorale di tipo proporzionale, propongono come capolista, in ogni circoscrizione elettorale, il politico più rappresentativo di un partito, il quale, trovandosi più di una volta eletto, distribuisce la sua nomina secondo la linea del suo schieramento, ignorando le preferenze dei cittadini.
Nonostante l’importanza del terzo quesito, il dibattito politico sembra più spostato sui primi due. Il premio di maggioranza al partito, e non più alla coalizione, favorirebbe sì la creazione di un più definito sistema partitico bipolare che eliminerebbe le divergenze interne nocive alla stabilità di un governo, ma sfavorirebbe, anzi farebbe scomparire del tutto i partiti minori.
Fra i favorevoli al sì, sembra scontato che si schierino i partiti con il maggior numero di voti. Ma se il PdL, autore della legge elettorale oggi in vigore, pur scegliendo di non fare propaganda, manifesta la sua linea politica senza divergenze interne, nel PD la situazione è più complessa. Alcuni esponenti del partito di centro-sinistra si schierano a favore del boicottaggio del referendum, altri chiedono ai loro elettori di votare sì, augurandosi che, dopo l’abrogazione, una legge elettorale tutta nuova sia discussa e approvata dal Parlamento.
Favorevole anche l’IdV di Di Pietro, forte del recente successo elettorale alle elezioni europee. I contrari, invece, sono la Lega Nord, i partiti di estrema sinistra (Rifondazione comunista e Comunisti italiani) e tutti gli altri partiti minori.
Una forte opposizione arriva dal Partito Radicale, da sempre protagonista della battaglia per l’espressione popolare diretta, attraverso il referendum. Marco Pannella ha fatto notare come questo referendum «porterebbe se possibile a un sistema peggiore dell’attuale», definendolo «la quintessenza del tentativo partitocratico di continuare ad ammorbare l’aria per altri decenni».