michael-moore-126020Michael Moore, il regista e sceneggiatore dei documentari di maggior successo degli ultimi vent’anni, sembra sia arrivato al capolinea con il suo genere preferito. Durante un’intervista al Detroit News, ha dichiarato le sue intenzioni di dedicarsi, nei prossimi anni, alla produzione di due lungometraggi di fiction.
Il documentario che verrà presentato al prossimo festival del cinema di Venezia, Capitalism: A Love Story, potrebbe essere, quindi, l’ultimo di quella lunga serie che ha reso Moore famoso in tutto il mondo. Il regista di Columbine, Fahrenheit 9/11 e Sicko tornerà, forse per l’ultima volta, all’attacco. Il bersaglio, stavolta, sarà il sistema economico capitalistico, statunitense e mondiale, che ha causato la grande crisi che oggi ci troviamo ad attraversare. E i toni saranno quelli che caratterizzano il suo inconfondibile stile: l’evidenza documentaristica accompagnata dalla sua sempre pungente ironia.
Ma perché abbandonare i documentari proprio adesso? E se la motivazione non fosse solo la voglia di dedicarsi a nuovi generi? Se la scelta sia dovuta al fatto che il nemico Bush è stato ormai sostituito dall’amico Obama? La critica spera che lo stile di Moore non perda i suoi lati migliori. Spera che i prossimi due film, una commedia e un giallo, come riferito dal regista, possano avere comunque uno sfondo sociale, un obiettivo, qualcosa da mettere in discussione.
Michael Moore, tra l’altro, non sarebbe certo alla sua prima fiction. Già nel 1995, con Canadian Bacon, ha inscenato una guerra-farsa, dichiarata al Canada e inventata da un presidente statunitense in calo nei sondaggi.
In attesa di conoscere le prossime fiction di Moore, godiamoci il suo nuovo attacco al sistema statunitense.