no aidsL’Aids resta una malattia mortale, da cui non si guarisce, ma grazie all’utilizzo di farmaci antivirali i decessi nel nostro Paese sono scesi in 23 anni di circa l’85 per cento, dal 94,4 per cento del 1985 al 9 per cento dello scorso anno. Assolutamente vietato, però, abbassare la guardia: sia perché sta cambiando il volto dell’Hiv, con una diminuzione dei malati tossicodipendenti e un amento dei casi attribuibili alla trasmissione sessuale (+60% in 22 anni), in particolare tra gli eterosessuali tra i 30 e i 34 anni, ma soprattutto perché in Italia si stima che circa un quarto delle persone hiv-positive non sappia di essere infetta e che più della metà delle persone con una nuova diagnosi di aids ignori la propria sieropositività, in modo particolare coloro che hanno acquisito l’infezione attraverso i rapporti sessuali, sia etero che omo o bisessuale. E’ questo il quadro in bianco e nero che emerge dall’ultimo rapporto del centro operativo AntiAids (Coa) dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), presentato a Roma insieme a due iniziative, uno spot e un concorso, promosse dal Network Italiano Persone Sieropositive (Nps) e patrocinate dai ministeri della Gioventù e delle Pari opportunità per sensibilizzare i giovani e prevenire l’Aids e le altre malattie sessualmente trasmissibili. Secondo i dati del rapporto, nel 2008 sono stati notificati oltre 1200 nuovi casi di aids e altre 1.679 diagnosi di hiv sono state registrate nel 2007, con un tasso di incidenza sulla popolazione pari a 6 casi ogni centomila abitanti. In Italia oggi, evidenzia l’Iss, vivono 151 mila persone con hiv/aids pari a 2,5 persone ogni mille abitanti. E se nel 1996 il tempo tra il primo test di hiv positivo e la diagnosi di aids era nel 20,5% dei casi inferiore ai 6 mesi, la percentuale è cresciuta fino al 59,7% nel 2008. In pratica, spiega il rapporto del Coa, “si è triplicata la quota di persone che scopre molto tardi di essere infetta e che nel frattempo costituisce, a sua insaputa, una possibile fonte di diffusione dell’infezione”. Ma i dati allarmanti non finiscono qui e coinvolgono in particolare le donne: quasi la metà di quelle che hanno contratto l’aids attraverso i rapporti eterosessuali sono state contagiate dai partner di cui era nota la sieropositività. In sostanza, si sono esposte al rischio pur sapendo che il partner era malato, probabilmente sottovalutando le possibilità di contagio e le conseguenze sulla salute. Da sottolineare, infine, che la quota di stranieri con diagnosi di hiv è aumentata dall’11% del 1992 al 32% del 2007. Commentando i dati del rapporto, il vice-ministro alla Salute Ferruccio Fazio ha spiegato che “il fatto che la malattia non è più così grave, grazie anche all’utilizzo degli antivirali, ha fatto abbassare la guardia. Tanto è vero che oggi sono nuove le categorie che si infettano e sono in gran parte adulti e anche eterosessuali”. Secondo Fazio, però, il rischio vero è che nel nostro paese “aumenti la percezione di riduzione del rischio”. Per questo diviene necessario lo strumento delle campagne informative, che il vice-ministro si è impegnato a realizzare nonostante la cifra limitata di 500 mila euro a disposizione del suo dicastero per questo tipo di iniziative.