pierluigi-bersani-primariePierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico e succede a Dario Franceschini che aveva preso le redini del Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni. A dare l’annuncio è stato lo sconfitto annunciato di questa competizione per la guida del partito lunga e accesa, dopo che Bersani aveva già vinto nei congressi degli iscritti: “Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Pd”, ha detto in una conferenza stampa nella sede nazionale del Pd. “Gli ho telefonato – ha aggiunto Franceschini – e gli ho dato atto di questo riconoscimento”. Ammissione piena della sconfitta dunque, per l’ex dc transitato ai vertiti del Pd, fine di una breve parabola con il testimone raccolto in un periodo grande difficoltà per il partito. Difficoltà che non sono certo finite perché ora si aprono scenari del tutto nuovi. Franceschini ha sottolineato come non fosse giusto “per il partito, per voi aspettare di vedere se ci sono due punti percentuali in piu’ o in meno: il dato politico è che la scelta dei nostri elettori è quella di eleggere Pier Luigi Bersani nostro segretario”. E se il Comitato Bersani parla di oltre il 50% dei consensi, e quello di Franceschini lo dà vincitore con il 48% (con un sottofondo di polemica fra i due schieramenti), quello che conta è il dato politico di una vittoria che ha visto protagonista, oltre a Bersani, Massimo D’Alema, l’uomo delle “scosse”, sponsor del nuovo segretario e vero regista della vittoria iniziata con la conquista netta degli iscritti del partito, il vero motore del Pd: i militanti. Già, D’Alema, il leader che è deciso ad aprire anche alla sinistra, ad allargare le alleanze in un gioco profondamente diverso da quello imposto prima delle dimissioni da Walter Veltroni. Sinitra, o pezzi di sinistra, insomma che guardano con interesse alla vittoria di Bersani pronti a riallacciare una dialogo fino ad oggi chiuso. Con l’incognita di Rutelli e dei suoi, degli ex Dl in cerca di collocazione e di ruolo. Senza contare Di Pietro e l’Idv, su posizioni di giustizialismo estremo che guardano con diffidenza al cambiamento di guida dell’alleato-avversario.

“Farò il leader del Pd, ma lo farò a modo mio. Non il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti”. Bersani segna subito le distanze, la caratura politica del “suo” Pd e annuncia che per prima cosa domani incontrerà “un gruppo di artigiani a Prato perché bisogna rompere il muro tra politica e lavoratori”.