Arrestato un colonnello, indagati il comandante in seconda, generale Bardi, e il suo predecessore in questo incarico, il generale in pensione Spaziante, già coinvolto nell’inchiesta Mose: è ancora bufera sulla Guardia di Finanza. L’inchiesta, delegata alla Digos, è quella dei pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, con il coordinamento dell’aggiunto Alfonso D’Avino, su presunte anomalie nelle verifiche fiscali. Il colonnello Fabio Massimo Mendella, dal luglio scorso comandante provinciale di Livorno, quando era in servizio a Napoli avrebbe omesso di compiere controlli sulle società di alcuni imprenditori in cambio di un appannaggio mensile di 15mila, 20mila o 30mila euro; i soldi (in tutto un milione), secondo la ricostruzione accusatoria, sono stati versati al commercialista Piero Luigi De Riu, a sua volta arrestato. Per i due, i reati ipotizzati sono concorso in concussione per induzione e rivelazione di segreto di ufficio. Per corruzione è invece indagato il generale Vito Bardi, comandante in seconda della Guardia di Finanza, i cui uffici sono stati perquisiti in mattinata dagli agenti della Digos. Il generale Vito Bardi – già comandante regionale delle Fiamme gialle in Campania – era stato indagato nel 2011 con le accuse di favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. L’anno successivo, tuttavia, la sua posizione fu archiviata dal gip su richiesta dello stesso pm Henry John Woodcock.



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La nuova inchiesta si basa sulla denuncia di due imprenditori, i fratelli Giovanni e Francesco Pizzicato, noti a Napoli perché anche gestori di noti locali. Nella prima metà degli anni Duemila, Mendella, all’epoca maggiore, li avrebbe contattati tramite De Riu offrendo “protezione” in cambio di soldi e vacanze. Dopo il suo trasferimento a Roma, inoltre, Mendella avrebbe suggerito di spostare proprio nella capitale la società Gotha, attiva nel settore dei materiali ferrosi, per continuare a “seguirli”. Due giorni dopo il trasferimento della società, l’ufficiale chiese e ottenne in tempi rapidissimi l’inconsueta autorizzazione ad avviare una verifica fiscale in deroga alla regola sulla competenza territoriale, circostanza che, secondo l’accusa, preludeva a nuove richieste di denaro. Giovanni Pizzicato riferisce di avere appreso da De Riu che l’autorizzazione arrivò grazie all’intervento di due generali, tra cui Spaziante, già coinvolto nell’inchiesta sul Mose e indagato ora a Napoli nell’ambito di un altro filone della vicenda Mendella. Per l’operazione, De Riu gli chiese 150.000 euro. Due segretarie dei Pizzicato hanno confermato che il commercialista andava periodicamente negli uffici delle società a ritirare quelli che loro ritenevano “pacchi contenenti telefonini”. In una quarantina di pagine, il gip Dario Gallo ricostruisce la fitta rete di contatti tra l’ufficiale e il commercialista, che avvenivano tramite un comune amico avvocato, il penalista Marco Campora; l’abitazione e lo studio di Campora sono stati perquisiti, alla presenza di un rappresentante del consiglio dell’ordine degli avvocati, dai pm Giuseppina Loreto e Celeste Carrano. Sullo sfondo, i contatti tra il colonnello e altri finanzieri, ufficiali e sottufficiali, preoccupanti nella prospettiva dell’inquinamento probatorio.