Nell’inchiesta reggina su Claudio Scajola, Amedeo Matacena e Chiara Rizzo, spunta a sorpresa il nome di Marco Minniti, sottosegretario con delega ai servizi del Governo Renzi, che viene più volte citato nei verbali d’interrogatorio di un presunto ex killer della ‘ndrangheta pentito, in quanto sembrerebbe che Minniti abbia avuto l’appoggio delle famiglie mafiose durante le elezioni del 1994 e del 1996.
Questa notizia potrebbe suscitare un alone di scalpore nell’abito politico nazionale, visti soprattutto gli importanti e delicati incarichi ricoperti da Minniti (in particolare riguardo i servizi), ma forse in ambito locale reggino ce lo si sarebbe potuto aspettare.
econdo quanto trascritto nei verbali, del presunto ex killer, verrebbe affermato al pm “noi votavamo a Matacena e Peppe Greco, il figlio di Ciccio, capo ‘ndrnagheta di Calanna, appoggiava a Minniti, all’Onorevole Minniti”.
“Minniti?”, chiede il pm, e il pentito replica affermando “Marco Minniti”.
Durante l’interrogatorio il collaboratore di giustizia entra nel dettaglio evidenziando come l’attuale sottosegretario “ha preso 800 voti a Calanna nel ’94 e nel ’96, e anche coso… la… Don Rocco Musolino appoggiava a Minniti che lo ha fatto uscire dal carcere tre giorni prima delle elezioni, si era impegnato a farlo uscire”.
Il verbale è stato utilizzato dagli inquirenti per evidenziare i rapporti intrattenuti da Matacena con la ‘ndrangheta, un classico scambio di favori fra potere politico e potere mafioso, che ora potrebbe coinvolgere anche il sottosegretari del PD.
Un connubio che garantì, nel 1996, l’elezione del deputato Matacena, ma non quella di Marco Minniti che per soli 600 voti non venne eletto, all’interno della coalizione dell’Ulivo.