astronomia pianeti senza acqua hubbleAstronomi dell’Università di Toronto hanno analizzato con il telescopio spaziale “Hubble” l’atmosfera di tre pianeti extrasolari (disegno) alla ricerca di acqua ma la ricerca ha dato risultati negativi: la quantità di vapore acqueo rilevata è nettamente inferiore a quanto ci si poteva aspettare, e precisamente da un decimo a un millesimo del previsto stando ai modelli di formazione dei sistemi planetari. Le tre stelle studiate sono molto calde e si trovano tra 60 e 900 anni luce da noi. La ricerca dell’acqua è stata condotta analizzando lo spettro dei tre pianeti nel vicino infrarosso. Il ricorso al telescopio spaziale “Hubble” è stato necessario perché con strumenti al suolo lo spettro sarebbe stato falsato dall’abbondante vapore acqueo sempre presente nell’atmosfera terrestre. Bisognerà rivedere, probabilmente, le ipotesi sulla formazione dei pianeti, che attualmente presuppongono che la materia prima sia costituita da granuli di ghiaccio misti a granuli di silicati e altri composti di elementi pesanti.
A scombinare i modelli dei planetologi sono i giganti gassosi, HD 189733b, HD 209458b e WASP-12b, che fanno parte della categoria cosiddetta dei ‘Giove caldi’ in quanto simili a Giove ma con una temperatura molto più alta. I dati ottenuti da Hubble, il telescopio spaziale della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), hanno infatti dimostrato che la loro atmosfera possiede tra dieci e mille volte meno acqua di quanto ipotizzato finora.
Le misure, le più precise di questo tipo mai eseguite, mettono in crisi le attuali teorie di riferimento sulla formazione dei pianeti. ”E’ come aprire una scatola di vermi”, ha detto il responsabile dello studi, Nikku Madhusudhan. Le misure, ha aggiunto, ”creano infatti una situazione complicata: ci aspettavamo che questi pianeti avessero molta acqua nell’atmosfera. Ora dobbiamo rivedere i modelli di formazione e ‘migrazione’ dei pianeti giganti, in particolare dei Giove caldi, per comprendere come si sono formati”.
La mancanza d’acqua però potrebbe anche essere spiegata dalla presenza di eventuali polveri o nubi che non permettono di analizzare la profondità dell’atmosfera. In ogni caso i dati dimostrano la grande sensibilità raggiunta dagli strumenti e fanno ben sperare sulla capacità futura, anche grazie ai successori di Hubble, di poter un giorno individuare possibili gemelli della Terra.