kepler-186f

Stanno aumentando a ritmo incalzante le scoperte sui pianeti esterni al Sistema Solare e sulla possibilità che possano ospitare forme di vita. Tanto che le prime scoperte in questa direzione potrebbero non tardare molto: sono considerate un obiettivo possibile entro il 2030, ha osservato Raffaele Gratton, dell’Osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).
Le attese si concentrano sul nuovo telescopio spaziale James Webb e su una nuova categoria di osservatori a terra come l’European Extremely Large Telescope (Eelt) in Cile. Nel frattempo i successi nella ricerca di pianeti al di fuori del nostro sistema solare si susseguono sempre più rapidamente.
Tra gli ultimi in ordine di tempo ci sono l’accuratissima misurazione delle dimensioni di una ‘sosia’ della Terra che si trova a 300 anni luce da noi, Kepler-186f, e la possibilità di rintracciare la presenza di vere e proprie civiltà aliene ‘industrializzate’ attraverso gli inquinanti presenti nell’atmosfera.
Sono ‘tappe’ di avvicinamento verso la possibile scoperta di forme di vita aliena: “Ma la vera rivoluzione – ha spiegato Gratton – arriverà con il telescopio James Webb e soprattutto con la nuova generazione di apparecchiature di terra come l’European Extremely Large Telescope”. Il lancio del telescopio Webb, realizzato congiuntamente da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Canadese, è previsto nel 2018.
L’eventualità però che le ricerche si rivelino infruttuose però esiste: “Se non dovessimo trovare nulla – ha proseguito il ricercatore italiano – vorrebbe dire che stiamo sbagliando qualcosa oppure che la vita sia più rara di quanto crediamo”.