sbloco stipendi forza di polizia carabinieri militari Alla fine l’accordo (pare) raggiunto. Per il 2014 non c’è trippa per gatti ma dal 2015 il governo promette poco più di 900 milioni per sbloccare il famigerato “tetto salariale”. Tutti contenti allora? Non proprio.
A parte il fatto che la misura promessa dai rappresentanti del governo non è affatto strutturale, perchè circa la metà delle risorse proviene da “risparmi di gestione” dei singoli ministeri (non è dato sapere, al momento, quali capitoli di bilancio siano stati “aggrediti”) che ben difficilmente potranno ripetere la manovra per gli anni successivi, ma poi resta da sciogliere il nodo dei percettori di questo denaro.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha intanto incassato l’ammorbidimento dei toni – intollerabili secondo il suo punto di vista – mentre Berlusconi presiedeva una riunione con gli aficionados sindacati di destra (Sap e Sappe) che non rinunciano alla pugna.
I commenti su quella che – per ora – è solo una promessa di sblocco salariale sono però vivaci: da una parte ci sono quelli che “sporchi, maledetti e subito” e, dall’altra, i più riflessivi che guardano al futuro e che non vedono di buon occhio che la gran parte dei denari venga drenata dai propri dirigenti, visto che – ad esempio – 119 milioni verranno appunto dai fondi accantonati per il riordino delle carriere (mai effettivamente avvenuto) che riguardava però solo il personale contrattualizzato.

Insomma, secondo alcuni forse sarebbe stato opportuno che il governo, similmente a quanto aveva fatto con gli 80 euro, avesse posto un “tetto massimo” dei redditi ai quali destinare lo sblocco salariale e avesse destinato la restante parte dei fondi reperiti a finanziare i fondi pensione, anche questi mai attivati per il comparto Sicurezza e Difesa e, a ben vedere, non sarebbe stata una cattiva idea visto che “i figli del contributivo” dovranno fare i conti con pensioni certamente inferiori a quella dei loro predecessori.