La situazione in Libia – ha detto il Ministro Gentiloni in Aula alla Camera – si sta deteriorando e serve un “cambio di passo”, è necessario uno sforzo diplomatico perché “l’unica soluzione possibile alla crisi è quella politica”. Il titolare della Farnesina ha puntualizzato che il Paese non vuole “né crociate né avventure”.

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“Mentre il negoziato muove i primi passi – ha sottolineato il ministro degli Esteri che ieri ha sentito al telefono il Segretario di Stato america John Kerry – la situazione in Libia si aggrava. Il tempo non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti” dalla mediazione Onu sostenuta dall’Italia. “C’è un evidente rischio – ha detto – di saldatura tra gruppi locali e Daesh” che richiede la “massima attenzione”. “Dire che siamo in prima fila” nella lotta al terrorismo significa “quello che stiamo facendo nella coalizione anti-Daesh in Siria e in Iraq, è il modo in cui un Paese democratico risponde alla barbarie, e lo fa in amicizia con la stragrande maggioranza della comunità islamica che rifiuta di veder sequestrata la propria fede”, ha proseguito il ministro. “Di fronte alle minacce del terrorismo, la nostra forza è la nostra unità”.
Dalla riunione del Consiglio di sicurezza di oggi, ha puntualizzato, “ci attendiamo la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico”.
In Libia – ha concluso – “l’Italia è pronta ad assumersi responsabilità di primo piano, a contribuire al monitoraggio del cessate il fuoco, al mantenimento della pace, a lavorare per la riabilitazione delle infrastrutture, per l’addestramento militare in un quadro di integrazione delle milizie nell’esercito regolare, a curare e sanare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione sospeso la scorsa estate”.
L’informativa del ministro si è svolta di fronte a circa 200 parlamentari, un numero non indifferente in assenza di votazioni ed in prima mattinata. L’Aula, dapprima piuttosto vuota, si è via via riempita durante la lettura del lungo processo verbale della seduta fiume sulle riforme costituzionali.

La convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che chiedono Francia ed Egitto, è una cosa che l’Italia ha sostenuto con forza. Perché senza un quadro di legittimità internazionale l’intervento per dare una mano alla Libia non ci può essere”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nel corso di un videoforum su Repubblica.it.

L’escalation in Libia – d’altra parte – preoccupa fortemente forze di polizia e servizi: i flussi migratori sono sempre più difficili da gestire, la propaganda dell’Isis continua a minacciare l’Italia e l’attenzione sull’allarme terrorismo è al massimo livello. Il punto è stato fatto ieri in serata al Viminale nel corso di una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza presieduta dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Nel vertice è stato dato il via libera al potenziamento dell’operazione Strade sicure, che prevede l’impiego di un contingente di militari per al vigilanza su siti sensibili nelle principali città: da 3.000 passano a 4.800. I militari saranno impegnati nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili: ambasciate, aeroporti, stazioni, centri per immigrati, sgravando così di questi compiti polizia e carabinieri.