progetto mars one Stabilire insediamenti umani permanenti su Marte: è l’obiettivo di Mars One, un progetto ambizioso che vuole entro il 2025 portare cento persone laddove mai è stato l’uomo. La fondazione non profit olandese crede davvero che la colonizzazione sia possibile con le tecnologie attualmente esistenti e ritiene che sia nel pubblico interesse finanziare la missione. La road map del progetto prevede vari step e ovviamente tutte le componenti tecniche atte al buon funzionamento della missione saranno inviate su Marte ben prima delle persone. Ma è proprio la selezione delle risorse umane la parte più stuzzicante del progetto, cominciata nell’aprile 2013, con oltre 200mila richieste di adesione nella la prima fase del programma di selezione.

Come annunciato ieri, dai 202.586 candidati solo 100 – tra cui l’italiano Pietro Aliprandi – sono stati selezionati per accedere al prossimo round: sono più vicini a diventare quindi i primi umani ad andare su Marte e sono 50 uomini e 50 donne, dai 5 continenti, ma in prevalenza dalle Americhe e dall’Europa (da cui provengono 31 persone). I 100 fortunati sono stati scelti da un bacino di 660 candidati, dopo essere stati intervistati da Norbert Kraft, che ha testato la loro comprensione dei rischi, lo spirito di team e le motivazioni a cambiare vita per prendere parte alla spedizione.

Cosa succede adesso? I candidati al complicato compito di sopravvivere sul pianeta rosso dovranno dimostrare, dopo aver ricevuto un training, di essere adatti a lavorare in team, perché bisogna essere pronti a far fronte comune in quella che si preannuncia come una sfida per la sopravvivenza. Tra i cento papabili a una futura vita su Marte c’è anche l’italiano Pietro Aliprandi, 25enne, studente di medicina a Trieste. “Ho sempre sognato di visitare la Luna, i pianeti e le stelle. Ispirato dai più famosi film di fantascienza, fin da piccolo ho scritto brevi racconti su viaggi nello Spazio sognando sempre di essere uno dei protagonisti”, c’è scritto nel suo profilo: il sogno potrebbe diventare realtà entro un decennio.

E in fondo in fondo questo ragazzo appassionato di astronomia, che si immagina su Marte ”come una bambino in una sala giochi sconfinata”, non vede la sua eventuale partenza come un addio alla Terra. ”Non escludo – ha detto – che possano esserci in futuro le tecnologie per un viaggio di ritorno”.