e-commerce, amazon, ebay, zalando, subito, commercio in internetPer commercio via internet si intende l’insieme delle transazioni per la commercializzazione di beni e servizi tra produttore e consumatore realizzate tramite la rete internet. Nel corso degli ultimi 4-5 anni abbiamo assistito ad un netto incremento del commercio elettronico, con l’affermazione di alcuni colossi commerciali informatici per la vendita di beni online e al tempo stesso con la diffusione del mezzo informatico alle più svariate attività della vita quotidiana e in particolare in relazione alla prestazione di servizi. Per quest’ultimo caso basti pensare allo svilupparsi dell’internet banking, o al fatto che ormai tutte le P.A. utilizzano internet per comunicare, oppure ancora al fatto che per acquistare un biglietto aereo o del treno in gran parte si procede ad acquisti online, con le biglietterie che non sono più operative ad esempio nelle piccole stazioni ferroviarie.
Dunque la caratteristica fondamentale di tale tipo di commercio elettronico è la cosiddetta “delocalizzazione” che se da un lato ha permesso l’ampliamento dei rapporti economici, dall’altro lato ha ingenerato delle problematiche in relazione alla difficoltà di identificare le controparti e in particolare di chi sia l’interlocutore online, né di sapere con assoluta certezza quale sia il luogo in cui opera tale interlocutore. Per questi motivi è necessaria una regolamentazione del commercio elettronico in quanto le esigenze di tutela si moltiplicano col tempo.
Essendovi la difficoltà che in tale ambito non è detto che possano sempre applicarsi le norme italiane dato che non è sempre ben chiaro dove si sia verificata la stipula del contratto, chi sia il destinatario o la sede dell’impresa, e non essendo neppure chiaro quale norma estera applicare, in ambito comunitario è stata emanata la direttiva 31/2000 con l’intento di dare una regolamentazione e superare gli ostacoli giuridici con delle soluzioni a tutela in primi dei consumatori, ma anche dei venditori.
Questa direttiva è un po’ datata e quindi in parte superata rispetto alla evoluzione del mercato informatico, ma tuttavia prevede delle soluzioni giuridiche per garantire la solidità dell’informazione, a tutela in particolare del commercio elettronico nel mercato interno.
Come detto i principali problemi sono:
– La difficoltà di identificare il soggetto contraente, con i consumatori che pongono in essere un affidamento contrattuale sulla base della rappresentazione del prodotto proposta e con le connesse problematiche in relazione ai cosiddetti siti civetta, attraverso i quali al ricevimento del pagamento per l’acquisto di un bene, lo stesso non viene spedito o viene solamente simulata la spedizione. A tal proposito la direttiva 31/2000 prevede l’obbligo per gli Stati membri di prevedere che tutti i siti di commercio elettronico riportino nelle pagine del proprio sito la partita IVA e la denominazione dell’azienda, oltre che la presenza di un certificato digitale che consente di verificare l’autenticità del sito, avendo così certezza su quale sia l’identità del gestore del sito, specificando anche gli estremi che permettono di contattarlo prontamente;
– Il secondo problema riguarda la difficoltà di conoscere quale sia il luogo dove l’interlocutore presti la propria attività commerciale. Come detto chi opera in internet è fisicamente registrabile e sempre la direttiva 31/2000 ha previsto che il luogo di stabilimento del prestatore va ritrovato nel luogo in cui si ha l’esercizio effettivo di un’attività economica mediante l’insediamento in pianta stabile. Quindi non è il luogo dove si trova la tecnologia a supporto del sito né il luogo da dove esso è accessibile, bensì il luogo in cui tali società esercitano la loro attività economica.
Altri due fattori che influenzano il mercato online sono il tempo e la sicurezza.
Il tempo perché le scelte e gli acquisti vengono operati in tempo reale, immediatamente, lasciando così poco margine discrezionale all’acquirente, soprattutto nei casi in cui basta un click per prestare il proprio consenso oppure nei casi di aste online in cui l’elemento tempo è determinante.
Riguardo la sicurezza sono invece stati fatti dei passi avanti in quanto in passato il trasferimento delle informazioni e dei dati personali tra venditore e cliente avveniva in chiaro, con tali dati che quindi erano suscettibili di essere intercettati, mentre attualmente vengono utlizzati degli appositi livelli di crittografia per l’invito di tali dati, garantendo una maggiore sicurezza e riservatezza. Ad ogni modo il problema è sempre molto attuale in particolare per via dei cosiddetti siti clonati o email di phishing che hanno la finalità di rubare informazioni quali il codice della carta di credito.

Per una maggiore tutela e garanzia del commercio informatico va rilavato infine che sarebbe bene adottare dei codici di condotta in particolare a livello comunitario, che consentirebbero una tutela non calata dall’alto ma che opera allo stesso livello di internet, prevedendo cioè meccanismi di autodisciplina per un sistema che si evolve continuamente e si crea da solo. In particolare attraverso soluzione delle controversie che operino all’interno della rete e non fuori da essa. L’ideale sarebbe: ho un problema in internet? Posso risolverlo direttamente su internet, quindi un sistema che in internet risolva la controversia stessa.