acqua su marteSe oggi su Marte scorrono piccoli ruscelli stagionali, i fiumi che esistevano in passato erano impetuosi. Lo dimostra la prima simulazione che ha permesso di calcolare che i ciottoli venivano trascinati dalle correnti anche per 50 chilometri. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la simulazione si deve al gruppo coordinato dal geofisico Douglas Jerolmack, dell’università americana della Pennsylvania, e del matematico Gabor Domokos, dell’università di Tecnologia e di Economia di Budapest.

Ai ciottoli dei fiumi mariani potrebbe essere accaduto qualcosa di simile a quanto accade ai ciottoli dei fiumi della Terra: vengono scolpiti e modellati mentre rotolano sul letto e urtano fra loro, trascinati dalla corrente, e gradualmente perdono massa e assumono una forma levigata e arrotondata. Per verificare il rapporto tra forma, perdita di massa e azione dell’acqua, i ricercatori hanno messo a punto un modello matematico e alcuni esperimenti condotti su alcuni fiumi della Terra.

Nel primo sono stati fatti rotolare frammenti di calcare in un cilindro e periodicamente è stato osservato come cambiavano forma e massa. Poi sono stati analizzati i ciottoli di un fiume a Puerto Rico. ”Abbiamo iniziato dalle sorgenti, dove l’acqua strappa dalle pareti del torrente pezzetti di roccia e li trascina a valle”, ha detto Jerolmack. I ricercatori si sono fermati più volte lungo il fiume per vedere come la forma dei sassi veniva modificata. In entrambi i casi, forma e perdita di massa sono state coerenti con quelle previste dalla simulazione.

Per un’ulteriore verifica sono stati analizzati anche i ciottoli di un canyon nel Nuovo Messico, dove i sassi vengono trasportati da un torrente, un ambiente più simile al pianeta rosso. Con questi dati, è stato dimostrato che si può dedurre anche la distanza percorsa da un ciottolo dalla sorgente alla foce analizzando solo la sua forma.

A questo punto la simulazione è stata adattata alla gravità di Marte e ha analizzato i ciottoli fotografati dal rover Curiosity nel cratere Gale. I dati indicano che i sassi venivano trascinati dalla corrente per decine e decine di chilometri e, urtando fra loro, perdevano fino al 20% della massa.